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Luigi va in spiaggia

Luigi va in spiaggia
Vi siete mai chiesti cosa passa nella mente di vostro figlio piccolo, molto piccolo, la notte prima della gita al mare che da tempo gli avete promesso? Provate allora solo a pensare cosa gli sta passando in mente mentre si appresta a svegliarsi: fatelo, vi aiuterà ad alzarvi nel caso si presenti l'occasione. O avete mai provato ad immaginarvi cosa potrebbe accadere al piccoletto se vi concedeste il lusso di andare in spiaggia come se lui, piccolo e bisognoso di essere sorvegliato a vista, non ci fosse? E, soprattutto, vi siete mai chiesti perché la madre della creatura continui a riempirvi la borsa da mare di scorte di crema protettiva? … Beh, questa è facile: se non cospargete (a intervalli regolari nel corso della giornata) la delicata e fragile pelle del vostro pargoletto, oltre ad ipotecare la salute futura della sua pelle, gli provocherete, nell'immediato (il tempo di fare una doccia, una volta a casa), una temibile e dolorosa ustione (pensateci, ne va della vostra nottata). E no, non barate, nessuno (né tanto meno l'amata compagna, suddetta madre del pargoletto) sarà disposto a perdonarvi solo perché vi siete ricordati di mettergli il cappellino sul capo, guarda caso proprio mentre la signorina in topless gli sta rendendo il pallone poco più in là...
Luigi va in spiaggia è un susseguirsi di situazioni tragicomiche che forniscono possibili risposte a tutte queste domande. Ma, può essere anche la rappresentazione, rigorosamente in forma di vignette mute, di alcune delle paranoie che potrebbero venire ad una madre minimamente ansiosa mentre ripensa a padre (distratto) e figlio (piccolo) da SOLI al mare. A rafforzare la struttura ironica e l'impalcatura surreale contribuisce sicuramente la totale assenza di testi, solo qualche baloon contenente disegni, in questa storia: una scelta perfetta per dare un appoggio che renda credibilissime le situazioni narrate, visto che trattasi di un bambino, e piccolo. Tutto, in particolare i disastri annunciati e temuti, è affidato al disegno. Che dire? Sicuramente, che avere tra le mani questo fumetto con ben un'intera storia dedicata al bimbetto viaggiatore (cresciuto? ma è davvero lui?) che tanto ci (forse esagero: mi) aveva colpito in Cronache Birmane, quando ho scoperto Delisle, è stato bello. Non capita spesso di innamorarsi di alcune caratteristiche di un personaggio al margine (pure basso, se consideriamo l'altezza del bimbetto in questione, allora neonato) di un fumetto che avete comunque amato, e poi improvvisamente accade che questo personaggio ha una sua storia. Non una storia di viaggio, nessun paese lontano verso cui partire, una semplice gita al mare, anzi, verso un luogo geografico che, fatta eccezione per la certezza di sabbia, ombrelloni e mare, è assolutamente privo di riferimenti geografici … Pur volendo, ormai, davvero bene a Luigi (in fondo se lo si è notato e amato quando era un piccolo viaggiatore in fasce verso la Birmania, perché non volergliene ora), un piccolo difetto nella storia c'è: la composizione delle tavole risente un po' dell'assenza totale di movimento. Mi spiego, talvolta i 5X20 quadratini (5X5cm, circa) a tavola (salvo rare accezioni), che, pagina dopo pagina, raccontano questa gita fuori porta verso il mare, conferiscono un 'eccessivo' equilibrio dall'effetto talvolta narcolettico. Oddio, che sia voluto, per creare l'effetto ferragosto e successivo colpo di sole? Naaaa. In sostanza Luigi va in spiaggia e basta, va con il padre (ma questo è un dettaglio), lì succedono cose, e, sfogliandole, ti viene voglia di prestargli degli amichetti, a Luigi, per poterti leggere finalmente quel-cazzo-di-quotidiano che ti ostini ad acquistare ogni mattina prima di scendere in spiaggia con i tuoi, di mocciosi. Viva Delisle!