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L’ultima carta

L’ultima carta

Sergio Corselli ha ventisette anni e vive a Milano. Un lunedì mattina come tanti si sveglia attorno alle otto, dato che, verso quest’ora, suo padre ha iniziato ad armeggiare nello sgabuzzino che confina proprio con il muro dove poggia la sua testiera del letto. La domenica è corsa via in maniera tranquilla, tra le partite del campionato e un pokerino serale abbastanza anonimo, senza particolari guizzi. A Sergio piace molto giocare a carte e in un passato neanche troppo lontano gli piaceva ancora di più. Dopo una sosta al McDonald’s di piazzale Lotto, si infila nelle budella della metropolitana per andare in ufficio, assieme a un vero e proprio torpedone umano. Ha una piccola azienda di consulenze editoriali in pieno centro, in zona Cairoli, assieme ad un socio. Mentre si trova su una gelida panchina di marmo della pensilina della metro, intento a leggere una pagina del Corriere della Sera del suo vicino di seduta, un tizio malvestito gli passa davanti. Ha dalle cifre tatuate che indicano inequivocabilmente una sosta prolungata al gabbio. Lo sconosciuto continua a mormorare a ripetizione: “Loro non sanno chi sei”. Poi arriva in fondo alla pensilina, gira i tacchi e urla: “Fiore!”. Sergio non si capacita di come quell’individuo trasandato conosca il suo soprannome da ragazzino, quando lui diceva a tutto il Niguarda che la sua banda era “il fior fiore del quartiere”. Tempi andati, prima di lasciare tutto, con un taglio netto, per frequentare l’università. Decide quindi di girarsi e in quell’uomo malmesso riconosce con qualche sforzo il suo vecchio amico Michele, meglio conosciuto in tutto il quartiere come Povertà. È il passato che ritorna o che forse non se n’è mai andato veramente...

Maurizio Zottarelli è un giornalista che vive e lavora a Milano. Ha esordito come autore teatrale nel 2000 mentre il suo primo romanzo L’undicesimo dito risale al 2008. Con il romanzo Confini del 2020 sempre per Morellini è arrivato nel 2021 in semifinale al Torneo letterario de “la Repubblica” e tra i sedici finalisti del Premio Nebbia Gialla. Questo L’ultima carta è una sorta di romanzo di formazione ambientato in una Milano a cavallo tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, il cui fulcro è l’amicizia. Un’amicizia vera nata tra i banchi di scuola e per le vie di periferia che non riesce mai a interrompersi, nonostante che ognuno, crescendo, prenda inevitabilmente strade diverse. Il protagonista Sergio ha abbandonato il quartiere di un tempo per vivere da un’altra parte, si è laureato, ha fondato una società di consulenze editoriali di successo che riesce perfino a scovare un inedito di Shakespeare, eppure non riesce a recidere totalmente i legami con gli amici di un tempo che sono sopravvissuti. Un’amicizia più forte di qualsiasi avversità e capace di risolvere una situazione disperata, anche quando tutto sembra perduto e senza una via d’uscita. Proprio come una mano di poker fortunata è in grado di ribaltare una serata sfortunata. La narrazione del libro scorre veloce e il linguaggio è colloquiale e immediato. Molto godibili le descrizioni delle partite a carte e spassosissime le pagine dedicate agli incontri di Sergio con alcuni aspiranti scrittori, in cui aspettative e realtà spesso vanno a cozzare, con esiti esilaranti.