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L’ultima guerra da ricordare

L’ultima guerra da ricordare

Nel settembre del 1939, quando la Francia dichiara guerra alla Germania, Gertrude è sconvolta: non dovevano! non dovevano! Sono i Francesi a consolarla, proprio quelli che più hanno da perdere. Con la sua compagna Alice Toklas, Gertrude va per poche ore a Parigi, giusto il tempo di recuperare dei vestiti invernali, e tanto basta per comprendere che durante una guerra la campagna sarà un posto assai migliore della città: c’è molta legna e il cibo viene prodotto vicino casa ed è difficile portarlo via, quindi non si soffrono troppe privazioni. C’è poca benzina, ma ci si abitua a fare quello che si deve fare con poca benzina. Così tutti si preparano a passare un buon inverno, anche se ci sono molti soldati a Belley. Paul Reynaud dice alla radio che non ci saranno più domeniche. Tutti pensano che è uno scherzo: i contadini lavorano sempre la domenica, e così dicono per scherzo ai bambini che Paul Reynaud ha detto che non ci saranno più domeniche. Gertrude ha molti libri da leggere e i libri di astrologia indovinano tutto quello che sta succedendo. Non ascolta più la radio. Tutti parlano di guerra, ma Gertrude cammina molto, pota le siepi e legge il libro di profezie. Tutti dicono a lei e ad Alice Toklas di partire, ma sarebbe scomodo e lei è schizzinosa con il cibo. Non partono. Pétain dichiara l’armistizio. A Belley ci sono molti soldati ma sono corretti. Tutti dicono che loro sono corretti. Loro. Eux. Manca il burro e c’è poca benzina, ma ci si abitua a fare quello che si deve fare con poca benzina...

Questo libro raccoglie due scritti di Gertrude Stein: The Winner Loses: a Picture of Occupied France, del 1940, e The Coming of the Americans del 1944, comparsi poi insieme alla fine dei Selected Writings dell’autrice a cura dell’amico Van Vechten; in questo volume a cura di Silvia Lumaca sono per la prima volta tradotti insieme in italiano. La Stein, americana che ha quasi sempre vissuto in Francia, è ben nota come poetessa e scrittrice, ma anche come l’intellettuale che ha fatto da mentore e censore a Hemingway, Fitzgerald, Picasso tra gli altri grandi artisti che hanno affollato Parigi tra le due guerre. Questi due saggi, stesi nella maturità, raffinano la prosa modernista e avanguardista dell’autrice e, in essi, la Stein racconta con un semplice tono da diario personale – ma con sofisticata efficacia – gli eventi dell’occupazione tedesca: nel primo, la narrazione percorre day by day gli eventi dal settembre ’39 al giugno del ’40, cogliendo oltre agli eventi bellici e politici la reazione dei Francesi, la rassegnazione, la quotidianità; il secondo è ancora il diario, ma stavolta carico di entusiasmo, dei mesi del ’44 in cui la Stein e i francesi attendono e accolgono l’arrivo dei G.I. Joes, i soldati americani, assistono alle ultime goffe operazioni tedesche, celebrano i maquis – partigiani – della montagna. Questo volumetto è una rara testimonianza, così personale da rendere i sentimenti di tutti, di cosa sia stata l’occupazione e la liberazione per i Francesi.