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L’ultima isola

L’ultima isola

In un’isola deserta, un uomo dal viso pacifico si sveglia e, a torso nudo e pantaloni corti, comincia ad avanzare verso il mare. Ha con sé una rete da pesca rudimentale, di quelle che funzionano, semplicemente e da sempre, allo stesso modo. Fra coralli e conchiglie, comincia a pescare mentre il sole dolcemente sale e illumina quel mondo felice. Appende poi i pesci al sole; colibrì e lucertoloni colorati lo attorniano. Le attività della giornata sono altrettanto semplici: cogliere frutti rossi da dividere con i roditori e gli aironi, creare collane di legnetti e un tamburello per fare festa in serata. La notte, che l’uomo trascorre nella sua capanna, serve solo a portarlo in un nuovo giorno. Qualcosa di diverso, però, succede al suo risveglio. Alta marea? Tempesta? Onde altissime e scure gli consigliano di prendere la barca e lasciare la piccola spiaggia che lo ospitava. E di corsa. Del resto, gli stormi di uccelli avevano già anticipato questa sua decisione. Un segnale simile era arrivato dagli animali terrestri. Ma era quella coda di fumo l’indizio più inquietante…

Fra le notizie relegate in coda al telegiornale o esposte come curiosità sulle colonne minori dei quotidiani online, talvolta si legge di piccole isole, atolli, che scompaiono. Poco importa, ai più: si tratta, di solito, di una delle innumerevoli, minuscole terre appartenenti ad arcipelaghi agli antipodi. Disabitati. Paradisiaci, sicuramente, ma “inutili” per il turismo e per la produttività, secondo il capitalismo del XXI secolo. E se lì abitasse un uomo? Qualcuno arrivato lì (fuggito?) dal mondo “normale”? Cosa succederebbe? Se lo chiede la talentuosa illustratrice sudcoreana Ji Hyeon Lee. Con L’ultima isola prosegue un filone di storie illustrate dedicate alle molteplici conseguenze del cambiamento climatico. E lo fa, ancora una volta, con un libro senza parole. Senza una sola parola. Si tratta di un silent book. Una scelta stilistica, narrativa, appropriata per invitare alla riflessione, all’operazione di colmare l’indicibile. I colori parlano, ma di più urla lo sguardo dell’uomo e ciò che gli sta attorno. Quando la tragedia diventa concreta, il suo volto perde, irrimediabilmente, la pace. La flora è inghiottita dal grigio, la fauna scompare nel nulla. E la fine della storia - bastano due sole tavole - sorprende e racconta in modo sorprendente e definitivo, lampante. La storia creata da Ji Hyeon Lee è adatta a tutti: è un invito a considerare la vita di chiunque e di qualunque cosa, e a prendere consapevolezza delle conseguenze di azioni sconsiderate che si riflettono anche dall’altra parte del mondo.

LEGGI L’INTERVISTA A JI HYEON LEE