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L’ultima madre

L’ultima madre
Buenos Aires, gennaio 1978. Mercedes ha deciso di essere incinta. L’ha dichiarato ufficialmente, incurante del fatto che lei non può avere figli, è impossibile, l’hanno detto i dottori. Mercedes aspetta senza che il suo ventre cambi dimensione, eppure dopo 9 mesi è madre di due gemelli, Nacho e Mari. Non è un miracolo: i bambini le sono stati consegnati dal padre e dal marito, militari della giunta al potere, ma Mercedes giurerà fino alla fine che sono sangue del suo sangue. Giugno 1978. María quella mattina del 10 giugno ha salutato i suoi figli gemelli Pablo e Miguel e Irene, la fidanzata di Paolo, con un vago malessere. Certo, non le va giù che Irene sia incinta nonostante lei e Pablo non siano sposati, ma la ragazza le piace, così come adora i suoi figli, che ha cresciuto sola dopo la morte del marito Luis. Eppure si ricorderà di quel malessere inspiegabile quando i suoi figli non fanno ritorno a casa. I due ragazzi e Irene sono spariti nel nulla. Inizia così l’incubo di María...
Dal 1976 al 1983, durante la cosiddetta “guerra sporca”, una “guerra di vecchi tristi contro ragazzini felici”, in Argentina scomparirono circa 30.000 persone tra dissidenti e sospetti. I corpi di molti non furono mai ritrovati, così come non si seppe più nulla di molti bambini nati in prigionia, bambini che venivano sottratti alle madri e dati in adozione a famiglie in combutta con il regime. María è una di quelle madri che si riuniscono a Plaza de Mayo per cercare i loro figli. Mercedes è una di quelle che ha avuto quello che voleva grazie ai militari, anche se il prezzo da pagare non le sarà chiaro fino alla fine. Costruito su piani temporali diversi che si rincorrono  ma che sembrano destinati ad incontrarsi, L’ultima madre è nato da un’inchiesta sulle persone scomparse durante la dittatura militare e si ispira chiaramente alla tradizione dei “romanzoni” sudamericani.  Sullo sfondo di un contesto storico tragico e reale si muovono personaggi alla ricerca delle proprie radici e si sviluppano storie in cui si intrecciano pazzia, magia e leggende e si alimentano a vicenda. Un libro sulla disperazione: non a caso è dedicato “a chi resiste senza speranza” perché, riprendendo la citazione di Ghiannis Ritsos nel post scriptum, “chissà , là dove qualcuno resiste senza speranza, è proprio là che comincia la storia umana e, come la chiamiamo, la bellezza dell’uomo”.