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L’ultima nota

L’ultima nota

Una cosa è certa: Ezio Bosso continuerà a vivere finché ci sarà la sua musica e ci saranno persone capaci di goderne in silenzio e con ammirazione. A ripensarlo oggi è possibile vederlo prendere per mano personaggi improbabili, ignorati dal mondo, bollati con il nome di “pazzi”, personaggi dei quali solo lui può intuire il potenziale e capirne i percorsi. Un uomo geniale come Bosso è capace di andare oltre gli schemi e trarre ispirazione anche dalla pazzia, perché sa vedere al di là, percependo una realtà che ai più sfugge. La musica gli nasce dentro, lui, così solitario e taciturno, impara prima a leggere e scrivere le note, ancora prima delle lettere e delle parole percepisce i suoni a cui nessuno presta attenzione, sa tradurre i silenzi. E questa complessa sensibilità gli permette di affrontare una vita non facile, superando, con creatività, quella condizione che per tutto il mondo è di inferiorità. È la potenza della musica e di chi è in grado, con essa, di lanciare messaggi, comunicazioni di estrema importanza. Fa riflettere anche quella espressione che usa per parlare di sé, come di un uomo che “trascrive musica” e non “scrive musica”, rimanendo fedele alla sua idea che la musica esiste a prescindere: il fruscio degli alberi mossi dal vento, il mare agitato, o anche solo appena increspato, la pioggia nei suoi gradi di intensità. Suoni e silenzi di cui l’uomo si è fatto interprete, inventando le note come linguaggio universale perché ci si possa intendere oltre i confini dei propri Paesi e fino agli angoli più sperduti del mondo. E in questo senso il musicista si dona agli altri ed è proprio questo incontro che genera emozioni. La stessa società dovrebbe essere come un’orchestra, nella quale ogni singolo si impegna a migliorare, imparando dagli errori di tutti, con sincera umiltà. Ezio Bosso ha superato ogni confine con coraggio e attenzione agli altri e questo è uno dei suoi più grandi regali...

Pagine scritte “sull’onda della commozione e del ricordo delle emozioni che Ezio Bosso ha saputo trasmettere” e pur non conoscendolo - se non come una fan che alla fine dei concerti va a stringere la mano al suo idolo - Elena D'Ambrogio Navone si è sentita di omaggiarlo per quel musicista di valore e di talento che è stato e che sarà per sempre. Sull’onda di queste emozioni ha scoperto che molte persone di sua conoscenza hanno gravitato intorno a Bosso e si è fatta raccontare particolari, aneddoti, momenti. Il risultato è questo libro che, pur se da prospettive diverse, non smette mai di guardarlo con affetto e grande ammirazione. Il filo conduttore è il cd The 12th room e la scrittrice immagina ogni stato d’animo, ogni emozione, ogni battito del cuore legati a momenti particolari della vita dell’artista, che diventano una stanza specifica, guidata anche dal libretto che accompagna il disco di Ezio Bosso. Ha scavato a fondo nei sentimenti, nella sofferenza, in ogni nuovo inizio, tentando di immaginare attraverso le suggestioni della musica e degli aneddoti raccontati da coloro che lo hanno conosciuto. Perché, come ha sottolineato il grande musicista in occasione della presentazione di questo disco, nell’ottobre 2015, si dice che la vita di ciascuno di noi sia composta di dodici stanze, in cui lasceremo qualcosa di noi, che ricorderemo quando saremo arrivati all’ultima. Un’affascinante quanto antica teoria tibetana che gli aveva fatto conoscere la teosofa Helena Blavatsky, in fondo anche un po’ profetica, pur se la dodicesima stanza non è l’ultima, la conclusiva, ma quella in cui si ricomincia, si rinasce dopo essersi liberati. E chissà dove sarà Ezio Bosso adesso!