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L’ultima possibilità

L’ultima possibilità
Borea è un ragazzo difficile, o meglio impossibile. Un disastro a scuola e la pecora nera di una famiglia non più famiglia. Fedele compagno, solo uno skate. Le sue quattro ruote, però,  sono vietate alla Casa delle Possibilità, una sorta di ricovero/carcere per tutti quei ragazzi come Borea, senza futuro, ai quali viene concessa l’ultima possibilità di redenzione. L’istituto è una gabbia, con pareti simili alle sbarre di una cella, tra le quali vengono dettate leggi e regole assurde, vengono stabilite relazioni e viene attribuito un valore sui generis ad azioni, pensieri e comportamenti. L’unica valvola di sfogo è un complesso abbandonato, una Fabbrica dismessa, lo stesso luogo in cui si perdono e si confondono i ragazzi “marchiati”, i cosiddetti “Ragazzi Perduti”, razza da evitare, condannati all’oblio eterno in un luogo senza tempo né coordinate. È qui che Borea conosce India, ragazzina forte e risoluta. È lei che sa tutto dei ragazzi perduti, gli insegnerà a sopravvivere, perché in realtà i ragazzi perduti non sono “così perduti”. Tra graffiti, piste sulle quali volteggiare con il proprio skateboard e cunicoli, Borea e India vivranno un’amicizia fatta di valori veri, diversi da quelli imposti dalla Casa delle Possibilità. Perché in fondo non tutto è perduto e anche un ragazzino difficile come Borea ha diritto alla sua redenzione. La Casa delle Possibilità resterà soltanto un brutto ricordo, la metafora di una condizione, un tentativo di definire bianco e nero, buoni e cattivi, in un contesto in cui tutto è relativo…
Seita Parkkola disegna, ridisegna, cancella e riscrive luoghi e avventure a metà tra il metaforico e il reale, carichi di immaginazione e di spunti dalla realtà. L’ultima possibilità sembra un romanzo per ragazzi ma non lo è. La vicenda di Borea, narratore della sua storia e di quella della scuola dei ragazzini difficili, viene raccontata attraverso episodi, descrizioni e, soprattutto, illustrazioni. I disegni, realizzati da Jani Ikonen, vanno oltre la pagina e rasentano l’espressionismo, danno concretezza e immagine a luoghi che, più che avere fisicità e realtà, sono soltanto i luoghi interiori, quelli costruiti dalla mente e dall’immaginazione, nient’altro che una manifestazione di stati d’animo e disagi. Acquistano realtà perché popolati da personaggi, anch’essi a metà tra il reale e le proiezioni del proprio io. L’autrice dà voce ai disagi dell’adolescenza, agli stravolgimenti interiori, a vicende comuni che assumono interpretazioni e prospettive nuove. Una lezione di vita che non vale solo per i ragazzi, ma che insegna anche agli adulti a guardare oltre, a scoprire e a considerare le alternative, a svincolarsi da schemi predefiniti, a imparare a vedere, tra il bianco e il nero, anche le sfumature e le gradazioni di grigi. Chi stabilisce le regole e determina cosa sia giusto e sbagliato? Cosa è la felicità? Ne esiste una assoluta? A ciascuno la sua (personale) interpretazione.