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L’ultima vittoria

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Siamo nel primo secolo avanti Cristo, l’era del triumvirato di Cesare, Pompeo e Crasso. Dieci anni dopo il disastro di Carre, nel 43 avanti Cristo. Ai confini dell’Impero partico, nella città di Merv, Druso tenta di convincere Sillace, ufficiale dell’esercito partico incaricato della difesa dei confini, a creare palizzate più resistenti. Gli attacchi degli Unni si stanno facendo sempre più pesanti e frequenti e i Parti non si sentono più sicuri come un tempo. La situazione è resa ancora più complicata da un caos interno dovuto a varie congiure di palazzo che hanno visto Fraate sostituire suo padre il re dei re Orode, dopo averlo assassinato. Un territorio lontano questo, che non si è mai assoggettato completamente a Roma e di cui anche il grande Giulio Cesare ha rinunciato ad appropriarsi. Il momento propizio però sembra arrivare quasi centocinquanta anni dopo quando il grande Marco Ulpio Traiano, con il pretesto di spodestare il re dell’Armenia, progetta la più grande campagna di conquista che Roma ricordi. Sulle orme di Alessandro Magno e per venire ricordato per sempre come il più grande vincitore che l’Impero abbia mai avuto, l’ispanico si lancia alla conquista di Babilonia, Seleucia e Ctesifonte, in un’avanzata inarrestabile…

Il maestro spagnolo della narrativa storica Santiago Posteguillo, dopo una serie dedicata a Scipione e pubblicata in Italia sempre da Piemme, ci regala la conclusione della cosiddetta saga di Traiano, sequel diretto de La legione perduta. Qui si fa un salto temporale di circa centocinquanta anni rispetto al precedente romanzo, dato che ci troviamo nel secondo secolo dopo Cristo. All’epoca il mondo conosciuto era suddiviso in quattro grandi imperi: romano, partico, Kusana nel nord dell’India e Han. Questo rende tutto molto più complicato che in passato a livello di narrazione data la mole di nomi e di personaggi non soltanto della sfera romana ma anche di quella dell’estremo oriente. L’autore ha pensato bene di inserire all’interno del volume diagrammi sui vari regni, appendici, glossari e mappe ma la lettura viene rallentata dalla consultazione. L’autore, a questo proposito, suggerisce di leggere tutto questo materiale solo alla fine della lettura, ma risulta quasi impossibile seguire il consiglio se si vuole seguire il filo della trama. Una degna conclusione per una saga avvincente che però richiede sempre un certo impegno nella lettura, forse anche di più rispetto ai quattro romanzi precedenti.