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L’ultima vittoria di Hitler - Arnhem 1944

L’ultima vittoria di Hitler - Arnhem 1944

Il 27 agosto 1944, a quasi tre mesi dallo sbarco a Omaha Beach, i soldati alleati, nell’attesa che vengano riparati i carri armati Sherman, giocano a cricket mentre i loro generali bevono whisky freddati in frigoriferi regalati per l’occasione. La battaglia in Normandia è vinta. I tedeschi si sono ritirati con mezzi di fortuna e i segni della loro fuga sono evidenti lungo le strade disseminate di autocarri distrutti. La cavalleria britannica è pronta all’inseguimento con più di 600 carri armati. Le tenere e pianeggianti distese francesi e la calorosa accoglienza ricevuta nei centri abitati dove la popolazione offre frutta e fiori e scrive messaggi di benvenuto sui mezzi corazzati, mettono i soldati di buon umore. Le vittorie hanno esaltato la vanità dei generali che sono “capaci di autodistruggersi a causa delle aspettative generate dalla loro estrema popolarità. Finiscono per trasformarsi in primedonne”. Eisenhower ha difficoltà a tenere a bada i suoi comandanti e a mediare tra i loro contrastanti progetti per l’avanzata. Il generale Montgomery, soprattutto, preme per un piano che potrebbe portare gli Alleati oltre la linea nemica Sigfrido, a ridosso del confine con la Germania. Denominato Market Garden, prevede la conquista del ponte sul Reno ad Arnhem da parte di truppe aviotrasportate, raggiunte, in appena quattro giorni, dal 30° Corpo d’Armata britannico proveniente dal Belgio attraverso i ponti della Mosa presso Eindhoven e il viadotto di Nimega. Per il generale sarebbe un doppio successo, guerra terminata entro Natale e rivalsa contro il suo superiore Eisenhower. Il piano è ambizioso e fin troppo ottimista con il più grande utilizzo mai osato prima di truppe aviotrasportate. Ma gravissimi sono gli errori di sottovalutazione sulle evidenti difficoltà. Mancano campi idonei per l’atterraggio degli alianti che trasportano truppe e materiali; le strade che collegano il Belgio ad Arnhem sono troppo strette ed anguste per il passaggio dei mezzi; la distanza che le truppe di terra dovrebbero percorrere, circa 103 km, è eccessiva per i quattro giorni a disposizione e i paracadutisti hanno un armamentario troppo leggero per resistere nell’attesa. Ma l’errore più schiacciante è quello di concepire l’operazione credendo nella buona riuscita di ogni sua fase, quando esiste una regola della guerra non scritta che afferma che nessun piano può sopravvivere intatto al contatto con il nemico...

Antony Beevor è uno storico britannico ed un grande esperto della Seconda guerra mondiale. Al suo attivo vanta opere di grande successo tra le quali spicca Stalingrado. Scrittore attento alle fonti, non si preoccupa del giudizio e delle critiche dovute alle interpretazioni che offre delle fasi storiche. In Russia, a Sverdlovsk, hanno ritirato le sue opere dalle biblioteche con l’accusa di aver messo in cattiva luce l’Armata Rossa per i comportamenti tenuti durante l’avanzata in Germania. In questo lavoro ci racconta la disfatta di Arnhem, considerata l’ultima grande vittoria di Hitler. L’esercito alleato pagò la sconfitta con 17.000 soldati oggi sepolti nel cimitero militare di Oosterbeek. La popolazione olandese con un contributo tra le 20 e le 30 mila vittime oltre alle terribili persecuzioni operate dai Tedeschi come punizione per aver aiutato gli Alleati. Il ponte è stato ribattezzato John Frost Bridge dal nome del maggiore generale John Dutton Frost, coraggioso comandante delle truppe aviotrasportate che resistettero nove giorni prima di capitolare e ritirarsi. Tra le tante testimonianze di quest’opera, quella del generale di brigata Edgar T. Williams, capo dei servizi di intelligence di Montgomery, che spiega la vera ragione di un disastro già annunciato nella preparazione: “Non lavorammo in modo serio come facemmo per il D-Day. Eravamo a Bruxelles, partecipavamo a feste, ci divertivamo. Naturalmente facevamo il nostro dovere, ma l’atteggiamento mentale non era quello giusto”. Beevor produce un’opera che ha il suo punto di forza nei dettagli. Offre al lettore un’attenta analisi delle fasi che portarono alla idealizzazione del piano, alla strategia, alla descrizione degli schieramenti dei vari reparti e alle fasi degli scontri. Analisi ricche di particolari, forse troppi, che avvolgono il lettore in una spira vorticosa di nomi, reparti, gradi che fa letteralmente girare la testa. Nel 1977 fu girato un film, A Bridge too far, molto ambizioso che narra nei particolari la vicenda e il fallimento dell’operazione Market Garden. Il regista Richard Attenborough non fece risparmio sia di investimenti (il film costò 29.000.000 di sterline, notevole per l’epoca) che di nomi illustri. Parteciparono al cast Sean Connery, Gene Hackman, Michael Cain e Robert Redford.