Salta al contenuto principale

L’ultimo battito del cuore

L’ultimo battito del cuore

Inverno 2009. È trascorso poco più di un anno da quando un camionista, sorpreso da un colpo di sonno, ha cancellato tutti i suoi sogni. Dopo lo schianto, Penelope non ricorda quasi nulla, ma ci sono stati la corsa in ospedale, la constatazione della morte di Adam, la benedizione di un prete, una semplice preghiera per un’anima che se ne è andata troppo presto e l’espianto dei suoi organi sani. E ora, a un anno di distanza, Penelope è lì, immobile a osservare il posto vuoto davanti al suo. Nel lavandino pile di piatti sporchi e, sul tavolo, una tovaglia dimenticata da settimane colma di briciole. Avvolta nel maglione di Adam, Penelope lotta contro le immagini ancora fresche che continuano ad assediare le sue giornate, mentre Londra appare sfiorita e ingrigita sotto uno strato di neve assediata dallo smog... Estate 2009. Alla fine, sua sorella Addison l’ha portata via da quella casa e da quella città. Ora le due sono in auto e Allison non la smette di parlare, mentre Penelope si cala il cappuccio della felpa di Adam sulla testa e si gira di lato, intirizzita per il freddo. Quando Allison si è presentata a casa sua e le ha comunicato che l’avrebbe portata con sé, nella sua abitazione nel Kent, Penelope l’ha lasciata fare. Le ha permesso di decidere al posto suo. Quando arrivano davanti a una casa in stile georgiano, con i mattoni rossi e i camini simmetrici alle estremità del tetto, Penelope realizza che quella costruzione è il ritratto della sorella: linearità, purezza delle forme, rigore. All’interno, Penelope fa la conoscenza del cognato Ryan, costretto su una sedia a rotelle - braccia toniche, torace ampio, occhi colmi di solitudine e gambe nascoste sotto un plaid patchwork - e di Leonard, suo nipote. Penelope si sente a pezzi. Tutto ciò che vorrebbe fare è dormire, per fermare la mente e sentirsi finalmente libera...

Affrontare la perdita, reagire alla sensazione di solitudine legata all’abbandono e trovare la forza per ripartire. Ricominciare ad addentare la vita partendo dalla consapevolezza e dall’accettazione di quel malessere che si insinua tra le pieghe dell’anima e ne scardina ogni certezza. Questi sono i temi del romanzo d’esordio di Valentina Cebeni - autrice romana i cui lavori sono stati tradotti in tutta Europa e hanno riscosso un notevole successo soprattutto in Germania -, una storia intima e toccante che racconta il lutto e la sofferenza, ma tratta anche l’amore. Penelope, la protagonista della vicenda, è una donna lacerata da una profonda ferita: ha perso tragicamente il compagno e non trova alcun sollievo in quell’incessante scorrere del tempo che, in genere, aiuta a lenire il dolore e a cicatrizzare le ferite. Non riesce a staccarsi dai ricordi di un tempo che l’ha vista felice e completa e mal si adatta alle nuove circostanze, che subisce con fatica. Novella Penelope - come la sposa di Ulisse trascorre il suo tempo in attesa di un evento che rivoluzioni la sua esistenza, ma che stenta a palesarsi - è circondata da abbandoni che l’hanno anestetizzata e indebolita. La vita a casa della sorella, che l’ha quasi costretta a trasferirsi da lei, la getta se possibile in un maggior sconforto. La nuova realtà in cui viene catapultata è fatta di freddezza, idiosincrasie, rapporti scricchiolanti, solitudine e dolore. Ovunque posi lo sguardo - sul cognato Ryan, su una sedia a rotelle, o sul nipotino, che si rifiuta di parlare con i genitori e mostra segni tangibili di estremo malessere - non vede che desolazione, fragilità e sgomento. Occorreranno uno slancio e una forza immani per uscire da questo stato di torpore e provare a guardare la vita con occhi diversi; occorrerà riprendere le redini del proprio destino e imparare a camminare di nuovo tra le macerie del proprio cuore. E, per farlo, sarà necessario trovare dentro sé la forza necessaria per liberarsi dalle sabbie mobili in cui ci si è impantanate e affrontare con nuovo coraggio il proprio futuro. Una vicenda dolorosa un po’ appesantita a tratti dalla sensazione di fissità che pervade il racconto ma capace di toccare le corde più riposte dell’animo del lettore, che non può fare altro che empatizzare con la protagonista e tifare per lei.