Salta al contenuto principale

L’ultimo boia

ultimoboia

È il più famoso Pubblico Giustiziere della Gran Bretagna. È un professionista preparato e affidabile, richiesto anche all’estero. In ventitré anni ha impiccato più o meno cinquecento persone, tra cui diciassette donne e circa duecento criminali nazisti. Ha cercato di alleviare il più possibile le loro ultime sofferenze, facendo in modo che l’intervallo di tempo tra quando lasciavano la cella e quando morivano venisse ridotto al minimo: meno di otto secondi. Il suo nome è Albert Pierrepoint ed è nato a Clayton, nel West Yorkshire il 30 marzo 1905. Suo padre Henry incontra la madre - Mary Buxton - quando ha vent’anni e la sposa dopo un breve corteggiamento. Alla nascita della prima figlia, Ivy, nel 1902, Henry si trasferisce con la famiglia a Huddersfield, non lontano da Bradford, e avvia, dopo aver abbandonato il lavoro in un negozio di mobili, una piccola agenzia di trasporti. La apre per aver maggior libertà e dedicarsi alla sua ulteriore attività, quella di boia, il lavoro alternativo che l’uomo svolge per lungo tempo e del quale in casa non si può parlare. Albert è legato al padre da un sentimento di assoluto rispetto e nella sua famiglia - composta dai genitori e altri quattro tra fratelli e sorelle - non c’è mai l’abitudine di scambiarsi troppe affettuosità. La madre, donna paziente e molto comprensiva, pare non essere mai del tutto felice, continuando a provare forte nostalgia nei confronti della sua famiglia di origine a Manchester. Durante le estati della sua fanciullezza, Albert trascorre le vacanze a Clayton, dallo zio Thomas e dalla zia Lizzie, che ha un negozio di alimentari davanti ad una fattoria con polli, cavalli e mucche. Anche lo zio Tom ha una professione ufficiale - trasportatore di merci e, nel tempo libero, bookmaker - e un’altra attività, quella di boia. È normale, quindi, che anche Albert segua la tradizione di famiglia e diventi un giustiziere…

In venticinque anni, per mano sua sono morte oltre cinquecento persone. Assassini spietati e senza scrupoli, guidati da una lucida premeditazione, o persone comuni che uccidono in preda a un raptus. Dopo ogni sentenza di condanna, di fronte a loro si erge la figura del boia. Il solo nominarlo induce a rabbrividire. Ma chi è veramente un boia? Cosa lo ha indotto ad operare una così complessa scelta di vita? In che cosa si differenzia da quelle che vengono considerate persone comuni? “...a proposito dell’essere assetato di sangue, ho una meravigliosa famiglia composta da una moglie affascinante e dei fantastici figli, vi invito a parlare con loro per sapere se sono o no un brutale scellerato”. Cinzia Tani - giornalista e scrittrice, autrice e conduttrice radiotelevisiva, nominata nel 2004 dal presidente Ciampi cavaliere della Repubblica per meriti culturali - racconta la storia di Albert Pierrepoint, pubblico giustiziere inglese che, al termine di una lunga attività, abbandona il proprio lavoro, dopo aver raggiunto la consapevolezza dell’inutilità della pena capitale. Attraverso la voce narrante dello stesso protagonista - il più famoso boia del Regno Unito, chiamato per esecuzioni anche in altre parti del mondo - la Tani accompagna il lettore lungo il percorso di vita di un uomo comune, di cui vengono mostrate la forza e la fragilità, i dubbi e i pensieri più profondi. “Figlio d’arte” (il padre e il nonno prima di lui hanno svolto la sua stessa professione) Pierrepoint racconta la propria vita come in un’autobiografia, intervallando la sua storia con quella di tutte le persone che nel corso del suo cammino professionale incontra, e inevitabilmente enfatizza il fascino macabro, tragico ma troppo spesso esaltato degli spettacoli di esecuzione capitale cui per molti anni si rende protagonista. Quando però nel 1956 deve giustiziare Ruth Ellis, una donna accusata di aver ucciso l’amante (da questa storia è stato tratto il film Ballando con uno sconosciuto, con Rupert Everett e Miranda Richardson), Pierrepoint vacilla, viene tormentato da mille dubbi e mille interrogativi, che sfoceranno poi nella decisione di lasciare il lavoro e impegnarsi, da quel momento, in una convinta campagna abolizionista. Il giustiziere - colui che ha guardato negli occhi centinaia di condannati a morte e ne ha seguito gli ultimi istanti di vita - realizza che la pena capitale altro non è che il mero soddisfacimento del desiderio di vendetta insito in ogni uomo. Con una scrittura diretta e senza fronzoli, la Tani pone al centro del suo lavoro la crudeltà e l’inutilità della pena di morte e realizza un lavoro che deve essere letto, un libro in cui la parola d’ordine non è vendetta, ma giustizia.