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L’ultimo lettore

L’ultimo lettore

In un’anonima casa di Flores, quartiere residenziale di Buenos Aires, Russell, un fotografo, ha riprodotto con un plastico ogni palazzo, ogni via, ogni angolo del suo quartiere. Non solo la riproduzione è davvero realistica, ma Russell crede che la città reale dipenda dal suo plastico: per questo in molti ritengono che egli sia pazzo. Così è anche l’arte, un modello ridotto della realtà. E così vuole pensare anche Russell. Analogamente, la lettura è per questo un’arte della riproduzione, che deriva da una percezione soggettiva che si proiettar su un piano più globale, universale, oggettivo: ma è chiaro anche che quel piano risente dell’interpretazione del lettore, che, attraverso la sua azione più o meno consapevole, può modificarne l’aspetto e le intenzioni. Nel plastico di Russell, come in qualunque tipo di opera letteraria. Ancora una volta la vita sta nella tensione fra realtà e finzione, ma soprattutto sta negli atteggiamenti, nelle azioni, nei piccoli e grandi proponimenti con cui di volta in volta decidiamo di stare in quella stessa realtà e di modificarla, di ricostruirla intorno alle nostre azioni. Senza porci troppe domande se sia reale o meno...

Già pubblicato da Feltrinelli nel 2007, il libro edito da SUR nel 2023, con la nuova traduzione di Alessandro Gianetti, è un saggio al limite del racconto, o se si preferisce un racconto al limite del saggio, con cui Ricardo Piglia prova a costruire la storia letteraria del lettore, inteso come protagonista implicito ed esplicito della letteratura. Il lettore esce dal suo angolo di anonimato per diventare vero protagonista della storia, partendo dall’assunto che ogni scrittore è anche un lettore: allora ritroviamo Borges che affonda la faccia in una risma di fogli; Joyce che brandisce una lente di ingrandimento per orientarsi nei suoi brogliacci; Ernesto Che Guevara che legge su un albero nella selva amazzonica; e via via Amleto, Kafka, Lévy-Strauss. Personaggi e scrittori veri, che si confondono con quelli frutto della finzione dello scrittore. Nel suo libro prova a mettere in fila tutti gli aspetti più controversi del ruolo del lettore, senza per forza di cose schierarsi per l’uno o l’altro, ma con l’unico obiettivo di fornire un ampio campionario a cui attingere per avere un’ulteriore chiave ermeneutica di fruizione di qualunque testo. Non esiste un lettore standard, o un lettore migliore di altri: esistono differenti atteggiamenti che determinano e sono determinati essi stessi dal contenuto e dalla finalità di un testo, che accompagnano in modo parallelo e simbiotico un qualunque testo. Piglia, di certo fra gli scrittori ed intellettuali più importanti del Novecento argentino e sudamericano, per suo stessa ammissione compila questo capitolo di una “storia del lettore” ripercorrendo il suo personale universo letterario di riferimento, senza pretesa di esaustività, ma anche senza eccedere nella dimensione didascalica. Lo stile piano, l’architettura semplice, l’impostazione erudita ma non saccente, fanno di questo saggio una lettura agevole e soprattutto un momento di riflessione esistenziale.