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L’ultimo ospite

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Gli eredi sono tutti schierati di fronte al notaio Flavio Aragona. Ci sono quelli indifferenti e quelli addolorati, c’è chi amava la signora defunta e chi sogna una succulenta eredità. Dieci persone in tutto divise in due gruppi: a sinistra i Grisenti, che portano il cognome di famiglia e hanno conservato un discreto benessere finanziario, e a destra i Riboldi, quelli caduti in disgrazia. Tra loro non si parlano e paiono tutti brutti. Flavio Aragona, invece, è bellissimo e veste in maniera piuttosto eccentrica, quasi a voler compensare una sorta di invisibilità, che tuttavia percepisce solo lui. La defunta, la signora Adalgisa Grisenti, non ha mai voluto fare testamento e non ha lasciato alcuna disposizione - ad eccezione delle indicazioni sul tipo di cerimonia funebre che avrebbe voluto - e non esiste alcun membro della famiglia di origine ancora in vita. Quindi, spiega il notaio ai perplessi eredi, è necessario seguire la prassi che, in questi casi, prevede venga eseguito un preciso calcolo della percentuale d’eredità spettante a ciascuno. E, per verificare a quanto ammontano i beni della defunta Grisenti, sarà necessario recarsi nella sua proprietà, la villa Olimpia d’Arsa - alla quale sono già stati apposti i sigilli dietro richiesta di uno degli ereditieri, lo zelante e scaltro Manuel Grisenti, nipote di Adalgisa - per procedere con l‘inventario dei beni. Mentre Aragona spiega, Letizia Migliavacca scrive al computer con la velocità di un fulmine. Letizia non ha fatto gli studi necessari per lavorare da un notaio - c’è stato un tempo in cui è stata ghost writer, occupazione che le ha permesso di inventare favolosi universi paralleli grazie alla fervida fantasia paranoica e morbosa che l’accompagna da quando è una bambina - ma è assolutamente la protetta di Flavio, che si è preso cura di lei dal momento in cui, a causa di una serie di eventi drammatici, la donna ha seriamente rischiato di essere travolta dalla vita. Letizia è innamorata persa di Aragona - ma mai gli rivelerebbe i suoi sentimenti - e non può che essere contenta quando l’uomo comunica agli avidi eredi che si occuperà direttamente dell’inventario a villa Olimpia d’Arsa (operazione che lo impegnerà almeno un paio di giorni) insieme alla sua assistente Letizia…

Paola Barbato - classe 1971, milanese di nascita, bresciana d’adozione e ora residente a Verona con il compagno, tre figlie e tre cani; suoi sono la scrittura di numerosi fumetti, tra cui Dylan Dog, e di alcuni romanzi thriller di successo - regala ai lettori, con la sua ultima storia, un perfetto equilibrio tra luce e tenebra. Due protagonisti antitetici - giovane notaio lui, Flavio, uomo solare, convinto sostenitore dell’importanza delle regole e quindi personaggio estremamente razionale; fragile e intelligente lei, Letizia, donna piena di paranoie, ansie, angosce e dotata di una galoppante fantasia, oltre che di un fantastico cane bianco dal quale non si allontana mai - costretti per lavoro a rinchiudersi in una villa, piena di scricchiolii e di mistero, per compilare l’inventario dei beni della proprietaria della casa, anziana e avara signora deceduta senza lasciare testamento e le cui proprietà vanno quindi divise tra gli innumerevoli eredi, un’accozzaglia di soggetti poco accomodanti e all’apparenza piuttosto venali. Il lavoro è lungo e noioso. La casa è enorme e assomiglia a una composizione di scatole cinesi: mille armadi e scomparti nascosti che celano, oltre a quanto sarebbe normale trovare, strani oggetti che sembrano macabri trofei e inquietano non poco il notaio e l’assistente, nonostante il tentativo, da parte di entrambi, - ciascuno secondo la propria indole - di dare una spiegazione logica alle stranezze riscontrate. Una trama ottimamente ingarbugliata e densa di particolari; una storia ricca di tensione di cui si alternano due differenti visioni - che corrispondono ai due diversi punti di vista dei protagonisti - entrambe adrenaliniche, alle quali poi, verso la fine del romanzo, si aggiungono altre voci e altri punti di vista, assolutamente inattesi ma fondamentali per sciogliere ogni nodo, chiarire ogni aspetto, compresi quelli più oscuri, della vicenda e dimostrare che la verità non è mai una soltanto. Una lettura intensa che è una storia nella storia; una vicenda che parla di fallimento e di rinascita; un racconto in cui, accanto alle brutture umane, c’è spazio anche per la delicatezza e per l’amore. Un romanzo che, una volta cominciato, si fatica a lasciare sul comodino: l’ansia di Letizia e l’iniziale calma serafica di Flavio intrigano il lettore e lo coinvolgono a tal punto da spingerlo ad accompagnare i due protagonisti in ogni stanza della villa, ad aprire con loro ogni cassetto e ad escogitare insieme a loro ogni stratagemma possibile per scoprire cosa davvero si nasconda tra le mura di quell’abitazione e quale sia la vera identità di chi non è chi dice di essere.

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