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L’ultimo Padrino

L’ultimo Padrino

Aveva un grande sogno Matteo Messina Denaro: costruire una multinazionale del crimine, ossia l’alleanza tra Cosa nostra siciliana e la ‘ndrangheta calabrese. In questo modo sarebbe riuscito, nella sua visione, a far tornare protagonista la mafia siciliana, ormai decimata dai numerosi arresti che ne hanno drasticamente ridotto nel tempo il suo potere rispetto ai decenni passati. L’ultimo Padrino si è dedicato a questo progetto durante tutta la sua latitanza, vissuta per quasi trent’anni come un vero e proprio fantasma. C’era chi giurava che si trovasse in Germania, chi in Spagna e chi addirittura in Venezuela, ma in realtà Messina Denaro non si è mai mosso dalla provincia di Trapani, sempre ben nascosto e soprattutto protetto. In questo modo è riuscito a scalare i vertici di Cosa nostra, facendo affari soprattutto con la droga ma anche con il traffico di opere d’arte e perfino con i supermercati e le pale eoliche. Non è mai stato un mafioso qualsiasi anche perché, oltre al business sporco, si è macchiato di decine di omicidi tanto da vantarsi così: “con tutte le persone che ho ammazzato si potrebbe riempire un cimitero”. È sempre Messina Denaro che ha mosso i fili della strategia stragista della mafia degli anni Novanta, intrecciando i suoi luridi affari anche con la Massoneria. Su molti misteri d’Italia ci sono anche le sue impronte digitali ma purtroppo si è portato nella tomba tutti questi segreti, scegliendo di non collaborare mai con la giustizia…

Luca Ponzi è un giornalista, responsabile della redazione Rai della Liguria. Ha ricoperto lo stesso ruolo anche in Calabria, occupandosi quindi moltissimo anche di infiltrazioni mafiose a tutti i livelli. Ha collaborato a lungo anche con il quotidiano “La Stampa” ed è anche l’autore del podcast “Il latitante”, proprio sulla latitanza del boss di Castelvetrano Matteo Messina Denaro. Il saggio in questione è anch’essa una monografia dedicata all’ultimo Padrino di Cosa nostra, a partire dalla sua latitanza, passando per i decenni di crimini efferati di cui si è macchiato. Vengono ripercorse quindi anche pagine dolorose della recente storia d’Italia, come le bombe che hanno ucciso i magistrati Falcone e Borsellino, oppure gli attentati terroristici di stampo mafioso di Roma, Firenze e Milano ma anche il rapimento del giovane dodicenne Giuseppe Di Matteo, successivamente strangolato e poi sciolto nell’acido per punire il padre che aveva scelto di collaborare. Lo scrittore dedica anche molto spazio alla vita privata del boss, scrivendo della sua debolezza per le donne e la bella vita oppure del rapporto conflittuale con la figlia Lorenza. Perennemente sullo sfondo i suoi rapporti e legami con una certa Massoneria, una certa politica, servizi segreti deviati e anche società civile corrotta. Una vita piena di segreti che questo libro tenta di portare alla luce, almeno in parte.