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L'ultimo posto onesto in America

L'ultimo posto onesto in America
Agli albori della storia di Las Vegas c'è una piccola sorgente utilizzata dai nativi americani Paiute in occasione delle soste stagionali nella regione, e 'riscoperta' nel 1829 dall'esploratore messicano Rafael Rivera. La zona divenne nota tra i pionieri diretti verso sud lungo la Spanish Trail con il nome di 'las vegas', i prati. Negli anni '50 del XIX secolo i mormoni costruirono le prime case e una piccola missione, tuttavia l'insediamento decollò solo nel 1902, quando la località divenne sede di una stazione ferroviaria. Alberghi, saloon, gioco d'azzardo, prostituzione divennero le attività principali a Sin City, come era stata prontamente ribattezzata Las Vegas. Investimenti governativi e il Proibizionismo portarono un fiume di dollari negli anni '30, e la decisione nel 1931 dello stato del Nevada, che legalizzò il gioco d'azzardo e semplificò le leggi che regolamentavano il divorzio, aprirono la strada alla costruzione del primo grande casinò sullo Strip, El Rancho, realizzato da un'impresa edile di Los Angeles e inaugurato nel 1941. La seconda ondata di investitori, quasi tutti gangster tra i quali il celeberrimo Bugsy Siegel, arrivò nel dopoguerra, fu quella che edificò la Las Vegas che oggi conosciamo...
Ecco in breve la storia dell'ultimo posto onesto in America, l'unico cioè in cui giudicare una persona in base ai soldi è attività svolta senza ipocrisie e pregiudizi. Tra immagini struggenti di vecchi alberghi abbattuti e di party anni '50 illuminati dai bagliori delle bombe atomiche e riflessioni sulla civiltà dell'entertainment, in questo splendido saggio Marc Cooper fa sua la tesi geniale del sociologo Neil Postman, che nel lontano 1985 scriveva: "Nelle varie epoche della nostra storia città diverse hanno assunto il ruolo di punto focale dal quale si irradia lo spirito americano. Nell'era della Rivoluzione, Boston incarnò gli ideali di libertà della nazione nascente, nell'800 New York diventò il simbolo del melting pot. E se c'è una statua di un macellaio da qualche parte a Chicago, sta lì per ricordarci il tempo in cui il nostro Paese era ferrovie, bestiame, acciaierie e avventure imprenditoriali. Oggi dobbiamo guardare a Las Vegas, in Nevada, come metafora del nostro carattere nazionale e delle nostre aspirazioni".