Mentre fluttua su Praga e sorvola le guglie della città vecchia, Brigita Gessner pensa di essere morta. Ma l’aldilà non esiste, è un’illusione collettiva creata per sopportare la vita. Lei è una neuroscienziata ed è sana di mente. Forse: al momento l’unica certezza è che si trova sospesa sulla città e separata dal corpo, la sua coscienza integra e vigile. Non ha memoria del passato recente, tranne di un vago dolore fisico che la fa sentire viva, visto che il suo cervello funziona. Conclude di stare vivendo un’esperienza extracorporea. Finché non le affiora alla mente un ricordo terribile: dove si trova in quel momento e soprattutto cosa le stanno facendo. La sua mente torna nel corpo che è steso supino e connesso a un macchinario creato proprio la lei, mentre un mostro dall’aspetto spaventoso e primordiale la sovrasta e la tortura con la procedura che lei stessa ha contribuito a progettare e che ora veicola un dolore insopportabile lungo il braccio. Lo implora di fermarsi, ma lui vuole sapere tutto. Lei glielo racconta. Lui se ne va soddisfatto delle informazioni raccolte, mentre la procedura la uccide. Robert Langdon viene svegliato da Il mattino di Griet: i suoi quattro minuti perfetti per iniziare la giornata. Mentre si gode il risveglio nella suite, cullato dalla musica, una mano gli sfiora la spalla e due occhi grigi gli sorridono assonnati. È stata una notte concitata, per il vivido incubo che ha svegliato Katherine e che l’ha tenuta sveglia per quasi un’ora. Sicuramente colpa dell’assenzio boemo bevuto ieri sera, una bevanda del luogo, nota per le sue proprietà allucinogene. È ancora buio, ma lui vuole raggiungere il centro sportivo per la sua nuotata quotidiana. Lei gli mette il broncio, gli lancia un cuscino e si rimette a dormire. Mentre esce dall’albergo, con indosso la tuta sportiva di Harvard, si imbatte nel manifesto che ritrae la bella donna che ha appena baciato di sopra e, sorridendo compiaciuto, ripercorre alcuni momenti della conferenza di ieri sera e del successo che, la stessa donna, ha ottenuto…

Dopo otto anni torna in libreria Robert Langdon nel sesto attesissimo romanzo della serie, e non da solo, infatti anche la co-protagonista è nota: si tratta di Katherine Solomon, scienziata già apparsa al fianco del professore ne Il simbolo perduto. Dan Brown ci regala un’opera dalla struttura narrativa consolidata: ritmo cinematografico e una prosa incalzante che non lascia tregua, quel misto irregolare in crescendo e decrescendo che tiene il lettore sotto scacco perché non sa mai cosa aspettarsi, così che da una parte il ritmo serrato, dall’altra i continui cliffhanger, viene divorato fino all’ultima delle sue quasi ottocento pagine. Ma L’ultimo segreto è appena un po’ più stanco rispetto ai precedenti, così come il protagonista è sottotono: non ci sono intricati enigmi da risolvere né grandi rivelazioni, manca l’arte nella sua più spettacolare presentazione. La trama è accattivante e intrigante ma intricata, corre in tante diverse direzioni, in uno schema complesso ma, tutto sommato, godibile. La lettura fila veloce, anche se a tratti risente dello sfoggio di cultura a trecentosessanta gradi che, pur non pedante, lo rende un po’ verboso anche se molto istruttivo. Sicuramente poteva essere però sfoltito senza che perdesse fascino, anche se questa è una delle caratteristiche dello stile di Brown. Interessante il contesto geografico dettagliatissimo (a volte sembra di leggere una guida Lonely Planet!) e descritto con maestria, e certamente l’ambientazione è tra i punti di forza del romanzo, ma la scelta di Praga densa di atmosfera e riferimenti esoterici è stata indubbiamente vincente. L’idea della coscienza collettiva come forza fisica è intrigante, ma rimane trattata in modo più suggestivo che scientificamente convincente. E l’approccio scientifico a una pseudoscienza come la noetica stride, anche se il romanzo segue la formula classica di Dan Brown: enigmi, architetture e scoperte (più o meno) scientifiche che si intrecciano in una corsa contro il tempo, scienza e fantascienza fuse insieme. Non si sa dove si trova il confine tra vero e invenzione. Magia, scienza, religione, storia, teorie strampalate, giochi di potere, politica, complotti e intrighi, patologia psichiatrica, mistero, suspense, magia, simbolismo, credenze popolari, spiritualità scientifica e responsabilità etica della scienza, dualità tra fede e ragione, Langdon rappresenta ancora la razionalità, Katherine l’intuizione e la scienza… insomma, un elevato peso specifico che non delude i lettori affezionati.