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L’ultimo week-end di gennaio

L’ultimo week-end di gennaio

Stazione di Angoulême. Esterno giorno. S’avvicina il weekend del Festival del Fumetto; l’artista Denis Choupin scende dal treno, malinconico, abbattuto e pensieroso: guarda a terra e poi, lentamente, va per la sua strada e raggiunge la sua camera. È giovedì. Una telefonata al volo, giusto per dire che è appena sbarcato, che fa freddo e il cielo è grigio, giusto per dire che spera di rientrare sabato sera: e che adesso mangia una cosa e poi inizia con la prima sessione di dediche. Una cosa del genere. Un piano da robot. Stacco. Denis sta firmando i suoi fumetti. Sta lavorando a un’opera su Hitler, non sembra proprio entusiasta di quel lavoro. Sembra schiacciato da quel lavoro. C’è un primo fan che chiede se ci sarà una versione deluxe o almeno una tiratura speciale, tutto giulivo. No, niente di simile. Un altro chiede se saranno nove albi in tutto e se seguirà infine una versione integrale. Poi un altro chiede se ci sarà una mostra, e un altro se metterà in vendita gli studi preparatori previsti nell’albo finale, e via dicendo. Passa un collega, in quel mentre; gli domanda se lo sceneggiatore lo ha abbandonato (dov’è, che fine ha fatto?). Denis risponde: “Mal di schiena”, il collega impreca e poi inizia a sua volta la sua sessione di dediche, col pubblico. Di lì a poco Denis va a salutare qualcuno, allo stand della sua casa editrice: è Karine. Cerca di trattare con lei per partire sabato sera e non domenica a mezzogiorno, perché suo figlio si è fidanzato e non so cosa altro ancora, e via dicendo. Karine sembra perplessa. “Hai l’aria stanca”, dice, e Denis risponde che sta faticando molto a rappresentare una parata militare. E poi deve poggiare una cartella pesantissima da Jacquol. I due si congedano. Stacco. Denis raggiunge lo stand di Jacquol; il suo amico non c’è. Va a cercarlo altrove. Fuori nevica. Va avanti, a testa bassa, per le strade...finché non raggiunge Jacquol. Jacquol sembra incasinato: cercano di darsi un altro appuntamento per il sabato, poi trovano un mezzo accordo per venerdì. Stacco. Denis, più depresso che malinconico, siede in mezzo ad altri colleghi per una cena. Scambi di battute sulla stupidità dei fan o sulle speculazioni di alcuni di loro. “Mi sembri stanco”, gli dice uno. “È il lavoro”, risponde Denis...

Graphic novel pubblicata dalla Bao Publishing, L’ultimo weekend di gennaio (cartonato, 184 pagine in b/n) è un’amara meditazione sul senso dell’esistenza, sull’alienazione e sulla ripetitività, in genere; sul mondo del fumetto (pubblico, artisti, fiere, tempi: tutto) e sull’amore che può apparire, forse per sbaglio, nella vita di un uomo che si è spento. Sembra un film della Nouvelle Vague; è leggermente fuori tempo massimo, da certi punti di vista: nel respiro, nei dialoghi educati, nella lentezza. Tuttavia non credo sia un lavoro datato: è semplicemente un lavoro estremamente triste e sconsolato. Sembra scritto da un ottantacinquenne e non da un “ragazzone” di nemmeno quarant’anni. Sembra scritto da uno che ha guardato nel nulla e ha finito per trovarsi tutto sommato a suo agio, col nulla. Fermiamoci qui. La critica italiana ha risposto più che bene a questo lavoro. Ha osservato, ad esempio, Federico Beghin, su «Lo Spazio Bianco»: “Una vicenda leggera, lieve e diretta, con testi misurati, scarni e semplici. I dialoghi si articolano in botta e risposta mimetici e occasionalmente i discorsi si perdono nel contesto caotico della fiera a cui partecipano corpi e anime sempre più affaticati”. Per lo scrittore Roberto Recchioni, già curatore di Dylan Dog durante la complessissima fase di “resistenza in vita” della vecchia creatura sclaviana, questo è “un libro meraviglioso, scritto benissimo, disegnato con una sapienza, consapevolezza e naturalezza rara”. Chiudiamo con qualche notizia biobibliografica. Bastien Vivès (parigino, classe 1984), figlio di un pittore di sfondi cinematografici, ha alle spalle studi di arti applicate all’Institut de Littérature Française di Ginevra, poi all’École Supérieure d’Arts Graphiques Penninghen di Parigi e infine all’École de l’Image Gobelins. Già Prix Révélation al festival del fumetto di Angoulême e Premio Micheluzzi per Il gusto del cloro [2009], ha esordito nel 2007 pubblicando Tra due cuori. Scandagliando il catalogo della sempre notevole Bao Publishing incontrerete, o forse avete già incontrato, parecchi dei suoi lavori. Cosa aggiungere, in coda? Le pesanti polemiche di qualche anno fa sembrano aver lasciato il segno su monsieur Bastien.