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L’unico motivo per scrivere

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Edoardo ha venticinque anni e sebbene sappia – almeno lo sente – che, in futuro, la sua vita sarà molto diversa da quella che sta vivendo, non riesce a smettere di pensare a Sebastiano. La sua amica Valentina detta Sbrauzie lo rimprovera e gli ricorda che venticinque anni sono pochissimi e che la sua vita non è finita. Sarebbe molto più sicuro di sé se Sebastiano non avesse fatto quello che ha fatto, gli dice. Edoardo sa che la ragazza ha ragione ma continua a non volerne parlare, pur consapevole di quanto il silenzio sia sbagliato, di quanto il silenzio imprigioni e che non parlando sarà sempre più difficile uscirne, ma al momento non ne vuole sapere. Il tempo passa, Edordardo arriva ai ventisette. È a Roma per un master, si è appena trasferito, in procinto di iniziare una nuova vita, ha tante cose a cui pensare. Deve trovare una sistemazione diversa dal bed & breakfast in cui alloggia, per prima cosa. Il proprietario si è addirittura offerto di fargli da Cicerone in giro per la città. Eppure Edoardo non riesce ancora a pensare ad altro, con la testa è sempre lì, ad anni prima, a Sebastiano. Continua a rileggere la chat con lui, nonostante si fosse promesso di archiviarla per sempre. “Perché l’hai fatto?”, recita l’ultimo messaggio. E pensare che quella sera ha deciso di uscire proprio per evitare di tornare lì con la testa. Vuole provare a socializzare, vedere se con la scusa di chiedere indicazioni per la metro riuscirà a farsi degli amici. È un buco nell’acqua. Solo un ragazzo scambia con lui qualche parola, ma giusto per indicargli quale autobus può riportarlo a piazza Re di Roma. L’87, dice. Ma l’autobus su cui Edoardo sale è l’87#, del resto ognuno lo chiama come vuole…

Il senso dello scrivere è sempre e solo uno: dare un significato alla propria esistenza. Non nella sua interezza, sia chiaro, ma scrivere dà un senso almeno a dei frammenti di vita, li mette in ordine. Mai ad un’esistenza intera e compatta e L’unico motivo per scrivere di Carlo Cornelli e Davide G. Prencipe tenta di fare proprio questo, tenta di mettere insieme dei pezzi per raccontare un’esperienza, quella del protagonista Edoardo, a chi non l’ha vissuta. L’unico motivo per scrivere è un romanzo quindi che si compone di frammenti, una mistura di ricordi, momenti presenti e non, reali o fittizi. La realtà con cui Edoardo si trova a fare i conti è una realtà in cui i suoi sentimenti sono al centro di ogni cosa e in cui le relazioni costituiscono il punto di partenza affinché egli si riconosca e riconosca ciò che lo circonda, il punto di partenza di un’avventura magica e fuori dagli schemi. Il protagonista si ritrova infatti a fare i conti con un universo – che è anche e soprattutto un universo interiore – che lo schiaccia e non gli dà scampo, la metafora insomma di un’esistenza passata a cercare se stesso negli occhi di altri e che si rispecchia selvaggiamente nel romanticismo e nella fame di rovina che permea la vicenda. Uno sfondo che tutto sommato ha molto più da dire rispetto allo stesso protagonista, che finisce così per sacrificarsi e perdere inevitabilmente d’importanza.