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L’Università Sconosciuta

L’Università Sconosciuta

In principio è una pioggia che scende per portare via l’angoscia ed accompagnare l’inizio della giornata. Mattino fatto di attesa e caffè, e di ricordi. I ricordi dei primi romanzi, delle prime pagine scritte nelle camere dove si viveva senza soldi e non con l’ossessione di voler raccontare, di volersi immergere nella lettura e nella conseguente scrittura. Non è l’amore che si sta lì ad aspettare, ma è la bellezza che si presenta puntuale con il suo stuolo di albe morte. Questa la vita del poeta che scrive della vita nella sua forma più profonda, senza sfarzi, senza prospettive. Una vita fatta di incontri pericolosi ma necessari, di rivoluzioni annunciate. Scruta l’orizzonte con lo sguardo di un detective davanti ad un crepuscolo straordinario, sempre a fare i conti con la storia e con la sua eredità, ben sapendo che di tutto quello che si sta leggendo e scrivendo fra mille anni non resteranno che frasi isolate, tracce di donne scomparse, di bambini mai cresciuti. Da qui la paura di essere dimenticati, di voler lasciare un segno, di voler recuperare all’oblio i ricordi di amori ingenui e disperati, di vite senza un apparente senso se non nella vita stessa...

Dopo essere stato dimesso dall’ospedale nel 1993, cosciente del male che l’avrebbe logorato, Roberto Bolaño decide di iniziare a mettere in ordine le poesie che stava scrivendo dal 1977 e che riecheggiano fin dalle prime pagine del primo suo romanzo di successo, I detective selvaggi. Dal 1993 al 2003, cioè fino alla fine dei suoi giorni, Roberto Bolaño ha costruito giorno dopo giorno L’Università Sconosciuta, una raccolta di buona parte dei componimenti scritti tra il 1977 e il 1993, pronta per una pubblicazione che però avvenne soltanto nel 2007, dopo la sua morte. Si tratta di una sorta di eredità letteraria, dunque, la summa del suo percorso di poeta, a metà fra la prosa e la lirica, senza una forma predefinita, senza una finalità ben definita: Bolaño poeta ha la stessa misteriosa e mistica vena narrativa del Bolaño romanziere, con la differenza che le tinte opache e scure dei suoi romanzi si prosciugano diventando l’ossatura della narrazione stessa. Per certi versi si tratta di un racconto autobiografico, scandito in sezioni dedicate alla Catalogna, alle città viste, ai Paesi lasciati indietro nella propria vita, ma sempre nel suo cuore, al Messico ed a Lisa. È un percorso del cuore e degli affetti, dove la parola prevale nella sua brutalità senza mediazioni e senza filtri, acquisendo significati nuovi in una cornice di immagini che costituiscono l’essenziale di ogni racconto. Con questo testamento Roberto Bolaño ci ha lasciato un abisso, di vuoto e di felicità, che ci permetterà di ricordarci di lui in eterno.