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Luoghi selvaggi

La passione per gli alberi e le arrampicate tra le fronde accompagna Robert fin da giovanissimo. Nei pressi della sua casa c’è un frammento di faggeto raggiungibile a piedi e tra tutte le piante svetta il vecchio faggio, sulla cui cima è possibile accoccolarsi per scrutare l’orizzonte. Col tempo ha imparato a selezionare gli alberi su cui salire: betulla, ontani, ippocastani, e da evitare: pini e platani. A rafforzare entusiasmo e conoscenza nel corso della vita è stata la letteratura sull’arrampicata arborea, da John Muir a Italo Calvino e perfino Winnie the Pooh. E come non ammirare gli scienziati che studiano le spettacolari sequoie della California e dell’Oregon? E le tecniche di arrampicata sviluppate per raggiungere la cima frondosa di questi colossi senza rami? Il faggio non è certo speciale come queste piante e non ha una storia particolare, ma è un albero su cui soffermarsi a pensare, è un posatoio, il punto d’osservazione ideale per allontanarsi dalla città, dalla caotica Cambridge. Ma è possibile fuggire verso luoghi selvaggi? Inghilterra e Irlanda ormai non ne posseggono più o forse occorre cercarli meglio. Nei secoli le foreste sono state sradicate, le torbiere prosciugate, ovunque è un appiattimento di cemento e pascoli. Gli articoli di denuncia proliferano. Nel Regno Unito 63 milioni di persone vivono su un territorio di 250 mila chilometri quadrati e l’idea di lontananza non esiste più. Ma i luoghi selvaggi esistono ancora? Quale modo migliore per scoprirlo se non andando a cercarli e esplorarli di persona? Gli amici danno una mano con i loro consigli e tra tutti i suggerimenti più utili possono giungere da Roger Deakin, fondatore di Friends of the Earth. Raggiungere Roger nella sua fattoria di legno nel Suffolk è solo il principio…

“Le mappe effettuano un triage dei vari aspetti del paesaggio, li selezionano e li classificano per ordine di importanza, e così facendo creano potenti distorsioni nel modo di percepire e trattare un territorio”. Per organizzare un viaggio, o meglio un’avventura, come quella intrapresa da Robert Macfarlane in Inghilterra e Irlanda, occorre una discreta preparazione: ci sono libri da consultare e numerose carte specialistiche da studiare, le citazioni di altri viaggiatori vanno analizzate con cura, numerosi sono gli appunti da prendere. Lo scopo del viaggio di Macfarlane è la stesura di una nuova mappa che “avrebbe collegato promontori, falesie, spiagge, picchi montani, torrioni rocciosi, foreste, foci di fiumi e cascate”. Il libro in sé è quella mappa. Ynys Enlli, l’isola di Skye, Rannoch Moor e via via di luogo selvaggio in luogo selvaggio, dormendo sotto la neve, in riva ai fiumi, in piena brughiera. Senza timori, senza inquinamento acustico, spesso ricordando brani di passati viaggiatori o poeti che hanno dedicato i loro versi a quelle terre. A rendere ancora più gradevole questo libro è il suggestivo stile di scrittura (poetica l’immagine di un fiocco di neve che cade sul giaccone e scompare, paragonato a un fantasma che attraversa un muro). Il britannico Robert Macfarlane, è naturalista e scrittore, autore di numerosi testi che esaltano la natura. Insegna a Cambridge e collabora con la BBC, appassionato di escursionismo e alpinismo, ha a cuore la tutela dell’ambiente e la sua conservazione, dà molta importanza al rapporto dei bambini con la natura, un legame che va stimolato e rafforzato. In Italia i suoi libri più conosciuti e apprezzati sono Le antiche vie. Un elogio del camminare (oltre 2 mila chilometri percorsi a piedi) e Montagne della mente. Storia di una passione. Scrivere è faticoso, ha dichiarato, ogni testo richiede anni di ricerche e stesura, ed è attorno ai libri che organizza il suo tempo (il suo ufficio all’Emmanuel College ne è ingombro).