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L’uomo che portava a spasso i libri

L’uomo che portava a spasso i libri

C’è una libreria che si chiama “Alle porte della città”: è molto antica e con il passare degli anni è stata ampliata, fino a divenire quasi labirintica. Ora all’interno si trova una cliente, Ursel Schäfer, che pone alla libraia, Sabine Gruber, la domanda più vecchia del mondo o quasi, e cioè se ha un libro da consigliarle. La libraia le dice di darle qualche indizio, ma Ursel pensa che una libraia, se vuole definirsi tale, debba sapere da sé quale libro consigliare ai clienti. O perlomeno, Carl Kollhoff lo saprebbe senz’altro. Ursel è quindi molto contenta quando vede Carl, l’anziano signore che porta a spasso i libri, entrare nel negozio e subito rivolgerle la parola per proporle un libro ambientato tra le lavande della Provenza. Servita la cliente, Carl passa nel magazzino, che funge anche da ufficio, a salutare lo stagista Leon, che di libri non ne legge nemmeno uno, ma in compenso si tiene molto aggiornato sul campionato di calcio. E perché allora sta lavorando proprio in una libreria, gli chiede Carl. Perché anche sua sorella lo aveva fatto lì e perché è a due passi da casa, gli risponde Leon. Carl ripensa allora alla sorella di Leon, che alla fine aveva iniziato a leggere compulsivamente dopo che Gustav, il vecchio proprietario, le aveva fatto trovare per caso un libro da leggere mentre era alle prese con un’attività noiosa. Carl decide allora di fare lo stesso, prima di partire per il consueto giro di consegne…

Di romanzi che elogiano i libri, la lettura e la letteratura ne sono stati scritti a bizzeffe, alcuni indimenticabili: Se una notte d’inverno un viaggiatore, Leggere Lolita a Teheran, L’ombra del vento, Il libraio di Selinunte, giusto per citarne qualcuno. L’uomo che portava a spasso i libri di Carsten Henn fa parte della stessa categoria ma sicuramente non “compete” con i titoli appena citati in termini di qualità. D’altronde, non sono molti i romanzi che potrebbero farlo. Per quanto la storia scritta da Henn sia originale, in alcuni passaggi (Carl e il padre di Sascha, Carl e Sascha e Jane e il marito di Jane) la ricerca di una conclusione felice dell’episodio è troppo forzata da venirne quasi screditata la credibilità del romanzo. E questo è un vero peccato perché si intravedono e dei riferimenti letterari non indifferenti, specie dai titoli dei capitoli e dai soprannomi che Carl affibbia ai suoi clienti. Così come è un peccato che la caratterizzazione di alcuni personaggi - Sabine su tutti - sia monca: avrebbero meritato uno sviluppo più completo e che certamente avrebbero fatto fare un salto di qualità a L’uomo che portava a spasso i libri.