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L’uomo dagli occhi tristi

L’uomo dagli occhi tristi

Lorenza Maxia è distrutta, come può esserlo una donna il cui figlio diciassettenne è morto assassinato. Esiste qualcosa di più devastante? Sì, ricevere dopo quindici giorni una lettera scritta da lui e spedita dopo la sua morte, in cui le si chiede di andarsene, di non cercare la verità, di non mettersi in pericolo, di non rendere vana la sua morte. Il corpo insanguinato di Michelangelo Esu è stato visto da un escursionista che passeggiava di mattina presto sulle rive del lago di Saruxi, il paese del vento, in Ogliastra. Giace su un motoscafo, fermo ma non ormeggiato, a poca distanza dalla riva. Ben visibile, orrendamente chiaro. Quando i carabinieri arrivano al motoscafo, l’orrore se possibile aumenta. Il maresciallo Putzu conosce quel ragazzo, lo ha visto nascere e crescere, sa che era omosessuale ma che mai si sarebbe conciato volontariamente nelle condizioni in cui lo vede. Travestito malamente, con un abito di paillette, truccato alla meno peggio, con una parrucca di lunghi capelli biondi sghemba. Non sa decidere - e come lui la PM - se sia peggio il ritrovamento di un ragazzo ucciso a coltellate o il fatto che il motoscafo sia di proprietà di Daniele Enna, ex sindaco che ha trasformato il Paese del vento nel Paese dei fiori. E per inciso non ha un alibi, quando – dice – gli hanno rubato il motoscafo era lì, nella sua villa, con la famiglia lontana, in compagnia di una escort ora irrintracciabile. Paladino della green economy, probabile prossimo presidente della Regione Sardegna, amato da tutti per avere portato in paese il benessere grazie ai posti di lavoro creati dall’eolico. Cosa implichi che il motoscafo sia di Enna lo si scopre a Cagliari, dove Rais e Croce vengono convocate dal magistrato Adele Mazzotta che a sorpresa le accompagna alla sede della DIA. Cosa c’entri la DIA con loro, è presto svelato: il comune di Saruxi sarà probabilmente commissariato per infiltrazioni mafiose legate proprio all’eolico, serve un’indagine che escluda ogni possibile intromissione e la loro esperienza nel SIS è esattamente quello che serve. Dovranno limitarsi però all’omicidio, a riferire ogni minima cosa alla procuratrice capo Del Negro che è presente alla riunione che a sua volta si coordinerà con Berardi, l’unico che potrebbe, volendo, aiutare Rais nella personale battaglia che sta combattendo, di cui nessuno sa nulla…

Il grande assente in questo romanzo è Vito Strega. Non partecipa alle indagini, non viene coinvolto e le sue colleghe per ragioni diverse ne sono felici, nessuna delle due vuole in questo momento né vederlo né sentirlo. Eppure la sua figura aleggia, se come ombra che protegge o minaccia lo si capirà poi. Ognuna delle due poliziotte è alle prese con un problema personale che non ha condiviso con l’altra. Per la stessa ragione, ovvero la possibilità di risolvere senza danni quel che le angoscia, entrambe accettano la “proposta” di Berardi e alle condizioni dettate si spostano in Ogliastra. Come sempre Pulixi entra in profondità nel cuore delle storie e dei protagonisti, c’è una differenza sostanziale fra lui e gli altri autori di seriali: il giallo, la trama principale, quella cosiddetta verticale, è inevitabilmente legata alla Sardegna, alle sue tradizioni plurisecolari, alle leggende o ai problemi attuali, che certamente non sono pochi. E la trama orizzontale, o meglio le trame orizzontali, si integrano con un incastro perfetto nella narrazione. Mentre in quasi tutte le serie del noir italiano le vite dei protagonisti evolvono e procedono indipendenti dalla trama gialla, Pulixi le fa diventare parte integrante. Si conferma, oltre alla padronanza dei tempi narrativi e della lingua – difficilmente troverete una parola che non sia più che precisa – l’empatia che questo giovane uomo evidentemente ha nel dna. Non c’è uno stereotipo, un pensiero che non sia adeguato all’emozione che vuole farci provare: vale per tutti i protagonisti, ma quello che personalmente mi lascia senza parole è come sia capace di raccontare le donne, quello che sentono che provano che dicono che fanno. Anche nel raccontare la sua terra, amatissima, nessun luogo comune, nessuna concessione o assoluzione, perché l’amore vede anche le storture e non le nasconde. È un romanzo che segna un punto di arrivo nella progressione della serialità, qualcosa che potrebbe distruggere il legame fra i componenti della piccola ma specialissima squadra viene elaborato, si svelano “segreti”, si guarda oltre e si va avanti: se mettendosi in gioco o lasciando il tavolo, beh, questo non posso certo svelarlo.