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L’uomo del sogno

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A San Pantaleo non capita mai niente. L’ultima volta che si è visto un po’ di trambusto è stato per la morte del padre di Saro. Ultimamente invece gira voce che il Tedesco che voglia fare scavi sull’isola per trovare cose antiche sottoterra e che per questo cerchi braccia forti. Vista la fine della raccolta del sale e della vendemmia, vista la fine del bel tempo e l’inizio di un ottobre piovoso, ogni altro lavoro, compreso quello per il Tedesco, sarebbe il benvenuto. A San Pantaleo abitano una ventina di famiglie, tra cui quella di Saro, e non tutti se la passano male come loro. Quelli che hanno il mulino dove portano a macinare il sale, per esempio, ricevono la paga tutti i mesi dell’anno, non certo come suo cognato Piddu, uno stagionale, né tantomeno come lui, Saro, un apprendista. Per di più paga bene, il Tedesco. Due fiorini olandesi a giornata. Anche a quelli che se la passano discretamente qualche soldo in più non fa di certo schifo. Saro vuole unirsi ai braccianti ma secondo Piddu è ancora solo un ragazzo. Il tedesco non lo pagherebbe mai due fiorini, forse non lo prenderebbe nemmeno. Secondo sua sorella invece Saro è forte come un uomo, alto per la sua età, e svelto. Ma al tedesco interessa di avere tra i suoi operai solo qualcuno che non abbia intenzione di battere la fiacca. Se così non fosse questo può andarsene anche subito, prima di essere mandato via. Non sopporta i fannulloni e nonostante nella scelta lo lasci per ultimo, lo prende ugualmente. Heinrich Schliemann è molto chiaro sui suoi obiettivi. Cerca qualunque cosa. Qualunque cosa sia stata realizzata dalla mano dell’uomo. Vasi, piatti, oggetti di uso quotidiano, armi, arnesi, gioielli, muri, pavimenti, i resti di case sepolte. Lui sarà lì con loro tutto il tempo e questi scaveranno sotto la sua supervisione. Non appena troveranno qualcosa dovranno mostrargliela…

In occasione del bicentenario della nascita dell’archeologo Heinrich Schliemann Marina Marazza, prolifica autrice di romanzi per adulti e ragazzi nonché traduttrice di narrativa e saggistica, con L’uomo del sogno devia leggermente dal suo percorso letterario. Pur rimanendo infatti nel filone della fiction storica, cui appartengono numerosi suoi romanzi come Il segreto della monaca di Monza, L’ombra di Caterina, Io sono la strega, Miserere, La moglie di Dante o Niente lacrime per Rosemary, questa volta non narra di coloro che per i manuali sono sempre state side characters, le donne. Racconta invece di un uomo, Heinrich Schliemann, e lo fa attraverso il punto di vista di un ragazzo tredicenne, il siciliano Saro. Di Schliemann, noto ai più per la scoperta delle rovine della città di Troia e del cosiddetto tesoro di Priamo, ne L’uomo del sogno viene raccontato un aneddoto spesso poco conosciuto, l’esperienza in Italia sull’isola di San Pantaleo dove Garibaldi sbarcò con i Mille l’11 maggio 1860 e dove l’archeologo giunse nel tentativo di riportare alla luce le rovine della città di Mozia, antica città fenicia. Basandosi infatti sui diari autografi di scavo di Schliemann in Italia Marina Marazza sceglie di ambientare il romanzo proprio nella Sicilia del 1875 e lo fa con impeccabile accuratezza, sia nella rappresentazione di usi e costumi dell’epoca sia nel raccontare come questi si incontrino e scontrino, come nel caso del giovanissimo protagonista, con le peculiarità dei personaggi, il che fa de L’uomo del sogno non solo un interessante romanzo di fiction storica ma anche un delicato romanzo di formazione.