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L’uomo della Città Vecchia

L’uomo della Città Vecchia

Gerusalemme, marzo 2000. La città si prepara all’evento dell’anno: la visita di Giovanni Paolo II, durante la quale tutto il mondo si aspetta che il Papa chieda perdono per le posizioni antisemite tenute in passato dalla Chiesa e promuova il processo di rappacificazione delle tre fedi monoteiste che convivono nella Città Vecchia. A Gerusalemme giunge anche Paolo Farneti, giornalista de “La Tribuna”, inviato dal direttore in persona per testimoniare l’evento storico. Paolo spera (o teme?) di incontrare lì anche un suo vecchio compagno di gioventù – Pietro Marulli – ora frate domenicano direttore dell’Ecole Biblique, ma in realtà agente del servizio segreto del Vaticano. Pietro e Paolo si ritroveranno presto invischiati in una fitta rete di intrighi e complotti, non ultimo quello ordito da un gruppo di ebrei ultraortodossi che vogliono svelare al modo intero di aver ritrovato in una cantina il corpo di Gesù imbalsamato, creando il caos e distruggendo alle radici il Cristianesimo provando l’inganno millenario della resurrezione. Compito dei due ritrovati amici – e di Maya Mazin, bellissima agente dei servizi segreti israeliani – sarà proprio quello di sventare il complotto...

A metà tra il vero e il verosimile, Enrico Franceschini – che qui veste i panni di Paolo Farneti – ci trasporta nella Gerusalemme antica, l’Old City come la chiamavano gli inglesi quando era ancora una loro colonia, una città misteriosa ed affascinante cinta da mura di pietra secolari e divisa in ben quattro quartieri. Qui musulmani, cristiani, ebrei e armeni vivono in una sorta di piccola fortezza, tra botteghe e laboratori, banchetti, serrande, gabbie di polli, odori di spezie e profumo di incenso; qui si ritrovano, “a poche centinaia di metri l’uno dall’altro, i luoghi sacri delle tre religioni monoteiste: la Moschea della Roccia, il Santo Sepolcro, il Muro del Pianto”. Una città che Franceschini conosce bene, essendo stato inviato a Gerusalemme per “la Repubblica” dal 1998 al 2003 proprio per scrivere della storica visita di Papa Wojtyla e testimone, fra l’altro, dell’inizio della seconda intifada e del conflitto in Iraq. Attraverso gli occhi di Farneti assaporiamo l’alba sulla Città Vecchia, “la luce cruda che fa emergere la pietra bianca delle sue mura in tutta la sua suggestiva bellezza”; ascoltiamo il silenzio che avvolge le torri scure, le cupole, le chiese cristiane, le sinagoghe, le moschee; immaginiamo le strade ancora deserte, le botteghe di souvenir e i caffè che “spargono nell’aria l’odore pungente del cardamomo”. Assistiamo attoniti alle feroci rivalità che dividono cattolici, greco-ortodossi, russo-ortodossi, copti, armeni, caldei e siriaci, tutti a contendersi il Santo Sepolcro; conosciamo le Pattuglie della Decenza, che spesso per difendere la purezza dell’ebraismo prendono iniziative al limite della legge, se non oltre. Passata la Striscia di Gaza, in una casupola miserabile circondata da miliziani di Hamas, prendiamo un tè conversando con lo sceicco Yassin; ed infine, con gli occhi lucidi di commozione vediamo un vecchietto vestito di bianco, che sfinito dal viaggio sembra barcollare mentre percorre la scala di ferro che conduce al Golgota. La storia intrecciata dalle abili mani di Franceschini – sotto l’abito colorato ed intrigante di spy story – è un racconto di amicizia ed amore, ma soprattutto di profonda fede. È davvero il corpo di Gesù quello ritrovato dagli haredim? Davvero senza resurrezione non c’è più Cristianesimo – come sosteneva San Paolo – o il Cristianesimo è piuttosto basato sul rispetto di un codice morale più che sulla consapevolezza della resurrezione, come si afferma in un passo del libro? In cosa potrà più credere padre Marulli dopo questa esperienza? Franceschini tiene volutamente mescolati assieme il piano della finzione a quello narrativo, insinuando il dubbio che qualcosa di vero – in questa rocambolesca storia – ci sia e lasciando il lettore con diversi spunti di riflessione e con un velato messaggio di speranza.