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L’uomo della pioggia

L’uomo della pioggia

Rudy Baylor intraprende gli studi per diventare avvocato quando scopre che il padre odia profondamente questa professione e chi la esercita. Ex marine e ingegnere, l’uomo nel suo lavoro spesso si trova a difendere, con le sue testimonianze nei processi per danni, la società per la quale lavora. E quando torna a casa, sfinito da tali interrogatori, si beve quattro Martini fino a crollare addormentato sulla poltrona. Una causa su tutte è in grado di annientarlo: dura tre settimane e si chiude con una condanna e un cospicuo risarcimento. Il papà di Rudy finisce in ospedale per un mese. Nel frattempo la società per cui lavora fallisce e lui si ritrova sempre più invischiato coi liquori e la depressione. Nel giorno in cui Rudy dichiara soddisfatto di essere stato accettato all’Università statale di Memphis, il padre resta a letto per una settimana. Poi, dopo qualche giorno, mentre cambia una lampadina cade per il cedimento di un piolo della scala e rimane in coma per un anno, finché non decidono di staccare la spina. Rudy ha il sospetto che fosse sbronzo, ma la madre non vuole comunque fare causa all’azienda costruttrice della scala. Piuttosto riceve cinquantamila dollari dall’assicurazione sulla vita, non dà un centesimo al figlio studente e si risposa con un impiegato postale in pensione. Rudy si mantiene agli studi di legge come può, nella maggior parte dei casi tra gli stenti, ma arriva a un mese dalla fine degli esami e tra l’altro nel suo percorso finale di studi si è lasciato gli esami più leggeri, compreso “Problemi legali degli anziani”, il cui professore Smoot lo porta, con altri studenti, al “Cypress Gardens Senior Citizens Building”, da dove parte la sua interessante carriera da avvocato, per incontri estremamente importanti...

Leggere e rileggere il romanzo di Grisham e ogni volta scoprire qualcosa di più di questo mondo legale e di quello delle assicurazioni. Anche se lo si conosce a memoria è sempre come se fosse la prima volta, anche se il film diretto da Francis Ford Coppola nel 1997 e interpretato da Matt Damon e Danny DeVito viene proposto regolarmente e ci si ritaglia sempre volentieri del tempo per rivederlo. È normale che in molti dicano di essersi innamorati dello scrittore Grisham con questo romanzo, perché contiene una bella storia, un sacco di particolari, ma soprattutto un eroe che poi è quello che nel linguaggio corrente chiameremmo “il pivellino” e che invece, per una serie di eventi, anche fortuiti, diventa il protagonista assoluto, capace di commuoversi, di indignarsi, di caricarsi addosso tutti i mali del mondo, ma di vincere. Se c’è un solo punto oscuro, ma forse oscuro non è la parola più giusta, ma di sicuro è un punto triste, quello è di sicuro nella parte finale del romanzo, perché ci si sarebbe attesi altro (e continuiamo ad attenderci altro - da poveri illusi - ogni volta che leggiamo L’uomo della pioggia). Riflettendoci bene, però anche la sua reazione agli ultimissimi eventi è condivisibile, perché la delusione è un sentimento umano capace di farci reagire con una serie di azioni che solo apparentemente sono colpi di testa. Certo, il mondo americano del giovane avvocato Rudy Baylor è distante anni luce dal nostro mondo. Ma siamo poi così sicuri che tanti imbrogli abbiano così poco in comune con ciò che viviamo ogni giorno?