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L’uomo dello specchio

L’uomo dello specchio

Joona Linna ha riottenuto il suo posto di commissario del NOA, il Reparto operativo nazionale svedese, e sta provando a rimettere insieme i pezzi dopo le vicende di una indagine difficile. “Un po’ alla volta si impara ad accettare i cambiamenti e si capisce che la vita continua anche se non è più come la si desiderava”. Si porta dietro costantemente il peso delle brutture del suo lavoro e non è bastato tenere lontani gli affetti per proteggerli. Adesso la sua compagna è in procinto di partire per il Brasile dove il figlio maggiore sta per diventare padre ma Joona non trascorrerà, come era previsto, i pochi giorni previsti in compagnia di sua figlia Lumi arrivata da Parigi. Lei ci ha provato, per questo è venuta, ma proprio non riesce ad accettare il lavoro di suo padre e ha scoperto lati di lui che la spaventano. È arrivata per provarci ma non è riuscita, e adesso ha deciso di anticipare la partenza e stargli alla larga. Joona sarebbe anche disposto a lasciare la polizia per amor suo, ma è proprio adesso che i fantasmi che lo perseguitano da cinque anni tornano prepotentemente nella sua vita. Si tratta di ossessioni che lui è incapace di ignorare, anche se significa muoversi contro le indicazioni del suo capo, infrangere i protocolli, rischiare la vita per seguire il suo istinto. Durante una notte di pioggia una ragazza è stata giustiziata con una esecuzione spietata e crudele, senz’altro dimostrativa. È stata ritrovata nel parco giochi di un quartiere residenziale di Stoccolma, impiccata ad una delle strutture con un cavo d’acciaio. Si tratta di Jenny Lind, la liceale, all’epoca sedicenne, dai capelli biondi e gli occhi intensi, scomparsa cinque anni prima mentre tornava a casa da scuola. Una sua compagna aveva visto qualcuno colpirla e trascinarla sotto il telone blu di un tir per poi allontanarsi, senza essere riuscita a fermarlo. Piano piano le indagini si erano fermate e molti avevano creduto che la ragazza fosse morta. Per Joona Linna è impossibile adesso, nonostante i divieti, riprendere in mano il suo vecchio caso, lui non ha mai dimenticato Jenny e i suoi genitori disperati. Le telecamere di sorveglianza del parco giochi hanno rivelato la presenza di un testimone oculare, ma Martin è soggetto a crisi psicotiche e allucinazioni, conseguenze di un trauma vissuto nell’infanzia, riacutizzatosi dopo la scomparsa della figlia della sua compagna Pamela, cinque anni prima. Alice aveva sedici anni e lo aveva accompagnato a pescare sul lago ghiacciato. Martin si era sentito responsabile per l’incidente nel quale la ragazza era scomparsa senza che mai fosse stato ritrovato il corpo e lui stesso si era salvato per miracolo. Joona Linna ha bisogno ancora una volta dell’aiuto del dottor Erik Maria Bark, psichiatra esperto di ipnosi. Riuscirà l’ipnotista ad aprirsi un varco nel buio della mente del testimone chiave, paralizzata dal terrore, e a svelare il segreto che vi è imprigionato? E come farà Joona ad uscire dal gorgo di sparizioni di adolescenti, senza alcun legame apparente, che ad un tratto sembra risucchiarlo?

Senza contare il passo falso del Il porto delle anime , ecco l’ottavo romanzo di Lars Kepler – pseudonimo della coppia più amata del thriller scandinavo, Alexander e Alexandra Ahndoril -, nuovo tesissimo episodio della serie con protagonisti il biondo commissario dagli occhi grigio ferro Joona Linna e l’ipnotista Erik Maria Bark. Il loro romanzo d’esordio, il best seller L’ipnotista del 2010, fu un caso editoriale che, soltanto in Italia, vendette 200.000 copie ma da allora la coppia da 15milioni di libri venduti nel mondo, con questa serie investigativa dai forti connotali psicologici, ha conquistato fan appassionati che aspettano con trepidazione ogni nuova uscita. Esiste una specie di filo rosso che attraversa i romanzi, per cui è preferibile leggerli in ordine di pubblicazione per poter cogliere ogni aspetto della tormentata vicenda personale e investigativa di Linna, ma è possibile anche apprezzarli abbastanza agilmente come fossero autoconclusivi. In questo episodio, il commissario pare riprendersi dalle difficoltà che avevano messo alla prova la sua tenacia, soprattutto a causa delle implicazioni sul piano degli affetti più cari, e ritrovare nuova forza, motivato sempre e quasi persino sostenuto dalle ossessioni che lo tormentano. Come sempre nei romanzi di Kepler, gli aspetti psichici sono fondamentali per la trama e la dimensione psicologica dei personaggi e assai curata e approfondita, in particolare quella dei “cattivi”, prime vittime di profonde ferite subite nell’infanzia. Questa volta al centro della vicenda vi è l’argomento, difficile delicato e controverso, del disturbo dissociativo dell’identità, che coinvolge profondamente il lettore e in un misto di tensione, suspense, paura e fascinazione lo trascina inesorabilmente alla fine, attraverso colpi di scena ed episodi violenti quando non addirittura brutali. Ritmo teso dall’inizio alla fine, capitoli brevi, linguaggio secco tagliente e crudo, questi gli ingredienti di un romanzo di oltre 500 pagine che si leggono quasi senza sosta. Non è facile accada, pur nella sterminata produzione di genere, ma i coniugi Ahndoril – che hanno scelto come pseudonimo un nome che suona come omaggio a Stig Larsson e a Giovanni Keplero per distinguere la loro produzione di giallisti in coppia dalle loro singole carriere personali del tutto diverse – sono una garanzia. In una nota finale gli autori ci tengono a sottolineare come, benché si tratti di un’opera di intrattenimento, il romanzo parla di un fatto reale che riguarda le donne vittime di violenza e citano i numeri incredibilmente e spaventosamente alti forniti dall’ONU e dall’OMS. Nell’epilogo, invece, il lettore trova un classico cliffhanger (in realtà ve ne sono altri disseminati qua e là) che fa pregustare nuovi e interessanti episodi. Gli appassionati del genere non se lo perdano.