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L’uomo intero

L’uomo intero
Per i Greci l’uomo era un mistero, opaco a tutte le forme di conoscenza che pur hanno da sempre cercato di darne conto. Da allora le cose non sono cambiate, e ancor oggi si può affermare che, a ben vedere, l’uomo nessuno sa cosa sia. Tuttavia non è affatto superfluo indagare al riguardo (in particolare non lo è per la filosofia, che dai tempi di Socrate ha prediletto proprio l’uomo come ambito della propria indagine); può anzi essere necessario, soprattutto in un’epoca che vede il soggetto umano come preda per ogni forma di riduzionismo: da quello materialistico - che vorrebbe ridurlo a un gioco più o meno casuale di elementi quantistici e spinte evoluzionistiche - a quello capitalistico - che predilige l’immagine dell’uomo come “fascio di bisogni” da soddisfare (e nulla più). Contro ogni monismo va invece ribadito il radicale dualismo dell’uomo: qui si inserisce la lezione del sociologo Georg Simmel, che con le sue speculazioni a cavallo della filosofia ricorda appunto quanto sia inscritta nelle fibre dell’uomo la pluralità delle dimensioni (con i suoi tanti dualismi: materia/pensiero, individuo/società, ecc.) e quanto l’unità vada pensata non come monolitica, ma come dinamismo di una molteplicità originaria…
Un saggio dalle dimensioni modeste (meno di 80 pagine) teso a sottolineare la posizione di Simmel in antropologia, il quale si è preoccupato di indagare la natura dell’uomo, oltre al rapporto di questo con la società. Posizione che l’autrice del saggio si spinge a definire “antropo-sociologica”, per la sua centralità e per la prospettiva che permette di delineare. Interessante soprattutto nella misura in cui cerca di essere attuale, spingendosi al di là del discorso puramente accademico per approdare a una critica della civiltà capitalistica nei suoi tanti eloquenti fallimenti di fatto (fra cui l’ultima crisi finanziaria), ancor prima che di diritto.