Cormoran Strike è arrivato nel villaggio di Temple Ewell, nel Kent, stanco, demoralizzato, infuriato. Guidare per miglia e miglia da Londra sotto la pioggia battente non ha giovato né al suo umore né al moncherino della gamba amputata, incastrato nella protesi. Il suo stato d’animo, inoltre, è segnato dagli ultimi dieci giorni trascorsi in Cornovaglia: suo zio Ted è morto dopo un secondo ictus. Era la persona che aveva rappresentato nel corso della sua infanzia la figura paterna. Insieme alla moglie Joan - morta due anni prima- Ted, ovvero Edward Nancarrow, aveva garantito a Cormoran, figlio illegittimo della rockstar John Rockeby, e a sua sorella Lucy un nido e un ambiente familiare accogliente e sicuro nel villaggio di St Mawes, in netto contrasto con la vita costellata di eccessi, relazioni instabili, feste e droghe vissuta accanto a Leda, la loro madre bohemienne, supergroupie della scena musicale londinese degli anni Settanta, morta a quarant’anni per overdose da eroina. La telefonata che ha spinto Cormoran a mettersi in viaggio per il Kent non è stata certo ricca di dettagli. La potenziale cliente si è presentata come Decima Mullins, ha dichiarato misteriosamente di non potersi recare presso l’ufficio dell’agenzia investigativa di Denmark Street, a Londra, e di non poter neppure anticipare per telefono la natura dell’incarico. Forse Strike non si sarebbe neppure imbarcato in un viaggio simile se avesse saputo in anticipo di non poter contare sulla compagnia della sua socia. In effetti, forse ha accettato l’incontro con Decima Mullins proprio per poter affrontare quel viaggio insieme a Robin Ellacott, sua partner nell’agenzia investigativa, sua migliore amica: la donna di cui ha finalmente compreso di essere profondamente innamorato. A rovinare tutto è arrivata però la telefonata con cui Ryan Murphy, detective della polizia e attuale compagno di Robin - che nella mente di Strike risponde al nome di “Ryan Stronzo Murphy” - gli ha comunicato che la donna, rimasta senza voce, è a letto con la febbre a quaranta e si è presa un giorno di ferie. Cormoran non può sapere che Robin è in realtà in ospedale, ricoverata a seguito di una gravidanza ectopica che ha richiesto un intervento chirurgico d’urgenza. La donna ha appena scoperto che non le sarà possibile concepire un figlio in modo naturale, a causa delle sequele di un’infezione da clamidia probabilmente mal curata, contratta a diciannove anni dall’uomo che l’aveva stuprata all’università. Giunto all’indirizzo fornito dalla possibile cliente, Strike si trova di fronte a una piccola costruzione malandata, circondata da un giardino incolto. Decima Mullins, la donna che lo accoglie, è bassa, sovrappeso, pallida, dimessa. La prima sorpresa arriva quando gli rivela di essere la sorella di Valentine Longcaster, stilista piuttosto noto che Strike ha conosciuto nella cerchia ristretta del jet set frequentata anche da Charlotte, la sua ex fidanzata storica, morta suicida da pochi mesi. Mullins è il cognome assunto da Decima dopo il matrimonio. L’indagine che la donna vorrebbe affidargli riguarda un cadavere trovato nel caveau di un negozio di argenti, spogliato e orribilmente mutilato, con le mani mozzate. La polizia ha identificato il corpo come quello di Jason Knowles, ventottenne con precedenti per rapina a mano armata, assunto due settimane prima del fattaccio come commesso, con il falso nome di William Wright. Decima è però convinta che l’uomo ucciso sia in realtà Rupert Fletwood, ventiseienne con cui ha avuto una relazione e di cui è ancora innamorata: l’uomo che l’ha messa incinta, padre di Lion, il neonato di tre settimane che sta cercando di nascondere innanzitutto alla propria famiglia. Un primo esame degli articoli di giornale relativi al ritrovamento del corpo fornisce a Strike un quadro inquietante. L’omicidio è avvenuto contestualmente al furto di alcuni manufatti, gli “argenti Murdoch”, considerati veri e propri tesori massonici. Ramsay Silver, il negozio nel cui caveau è stato rinvenuto il cadavere, è specializzato nel commercio di oggetti per i riti delle logge della massoneria. E, in effetti, le mutilazioni inflitte al corpo fanno pensare più a un omicidio rituale che a un regolamento di conti tra rapinatori…

Un omicidio senza colpevole, un cadavere reso irriconoscibile e forse non appartenente alla persona identificata dalla polizia, argenteria massonica oggetto di uno strano furto: bastano gli elementi delle pagine iniziali per far intuire al lettore di trovarsi di fronte a una tra le trame più complesse dedicate da J.K. Rowling - che, come di consueto, firma i romanzi di questa serie con lo pseudonimo Robert Galbraith - al duo investigativo Cormoran Strike / Robin Ellacott. J.K. Rowling è da tempo coinvolta in aspre polemiche con la comunità LGBTQ+. Accusata di essere una “TERF” (trans-exclusionary radical feminist), si è espressa contro il riconoscimento delle donne transgender come donne a tutti gli effetti anche dopo la transizione. Alle prese di distanza di parte del cast cinematografico di Harry Potter – Emma Watson, Daniel Radcliffe, Rupert Grint – si è affiancata una frattura profonda con una parte consistente del suo pubblico, come dimostrano le prese di posizione di importanti comunità di fan online quali “The Leaky Cauldron” (https://www.the-leaky-cauldron.org/2020/07/01/addressing-j-k-rowlings-recent-statements/) e “MuggleNet” (https://mugglenet.com/2019/12/potter-fans-and-cast-members-respond-to-j-k-rowlings-latest-tweet/), riaprendo l’annosa questione della separazione tra autore e opera. Tornando al romanzo, a creare qualche difficoltà non è tanto la mole del volume (1079 pagine), quanto l’intreccio narrativo: tra massoni veri o presunti, poliziotti, militari appartenenti a corpi speciali, agenti segreti, pornoattori, frequentatori del dark web, politicanti, persone scomparse, morti dalle dinamiche mai del tutto chiarite, modelle del jet set e di OnlyFans, influencer e fantasmi del passato, l’autrice costruisce una vorticosa girandola di personaggi, ipotesi, intrighi e sospetti destinati a far smarrire anche il lettore più smaliziato, che si ritroverà ad agognare di avere a disposizione una grande bacheca su cui disporre post-it con nomi, movimenti, collegamenti, indizi e mappe, come quella che campeggia nell’ufficio dell’agenzia investigativa di Denmark Street. Una generosa spruzzata noir, soprattutto nella parte conclusiva, non attenua la decisa virata romance impressa alla trama, forse in vista della conclusione della serie, prevista con il decimo volume: in questo ottavo capitolo l’autrice sembra infatti coreografare sui due protagonisti un balletto, a tratti decisamente stucchevole, di incomprensioni, non detti, mezze verità, chiarimenti, strategie di avvicinamento e allontanamento: schermaglie sentimentali che riportano alla mente i tira-e-molla adolescenziali tra Hermione Granger e Ron Weasley nella seconda metà della saga di Harry Potter. Il risultato complessivo è una dispersione della tensione narrativa che finisce con l’incidere sull’efficacia complessiva del testo, nonostante il finale ben congegnato. Le indagini della coppia Strike / Ellacott sono state trasposte nella serie televisiva Strike, attualmente giunta alla sesta stagione, con Tom Burke nei panni di Cormoran Strike e Holliday Grainger in quelli di Robin Ellacott.