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L'uomo nero

L'uomo nero
Filippo è in bagno. Si guarda per l'ultima volta allo specchio prima di recarsi da Gabriele, a cui da quattro anni fa da guardia del corpo e factotum. La camicia bianca ben aderente sul fisico robusto, la fondina ben stretta attorno alla spalla. D'un tratto dalla porta aperta la piccola Elisa s'intrufola in quel budello senza finestre, con le braccia tese verso il suo papà. Lui si affretta a riporre la rivoltella nella fondina prima che possa finire tra le mani sbagliate. Dall'uscio la voce rassicurante di Anastàzia che intima a Elisa di lasciarlo vestire. La bimba corre ad arrampicarsi tra le braccia della mamma e per un attimo Filippo torna a stupirsi per quella meravigliosa scena, gustandosela come  fosse la miglior istantanea della sua vita. Sua moglie. Sua figlia. Il suo paradiso... Marco fa il poliziotto più per vocazione paterna che per una sua convinzione. Da anni tira a campare evitando il più possibile beghe e impegni troppo gravosi per il suo carattere remissivo. Da giorni un unico pensiero ha preso a girargli nella testa. Un viaggio nell'Isola di Pasqua. Si è convinto che quella fuga così lontana gli restituirà un uomo nuovo. Ed infatti, quella mattina, è proprio quella la prima cosa che dice anche al suo amico Gabriele, non appena messo piede nel suo lussuosissimo ufficio. Gabriele accoglie Marco con la notiziona del secolo. Ha deciso di sposarsi. Dopo anni trascorsi ad accumulare successi e ricchezze, pensa sia giunto il momento per mettere tutto nero su bianco e l'unica è quella di portare all'altare la signora Ginevra Colonna. C'è solo un piccolo particolare, però. Fabiana, sorella di Marco, ha in seno qualcosa che non solo rischierà di mandare di traverso matrimonio e scalata a Gabriele, ma di scuotere dal torpore anche l'animo passivo di suo fratello Marco e inconsapevolmente di far saltare per aria l'esistenza dorata di Filippo...
Ispirato ad un reale fatto di cronaca (la tragica storia di Alessio e Flaminia, uccisi a soli vent'anni da un pirata della strada), questo noir, scritto dal romano Luca Poldelmengo, autore borderline che sa muoversi con disinvoltura tra cinema e letteratura – suo lo script per “Cemento armato”, pellicola diretta da Marco Martani, con Giorgio Faletti, Nicolas Vaporidis e Carolina Crescentini, ti esplode tra le dita come la scintilla che di colpo detona nelle vite dei protagonisti, illuminando a giorno le loro reali anime alla deriva. Gabriele, Filippo e Marco sono tre corpi legati dallo stesso diabolico destino. Quando l'arrivismo acceca il primo e la disperazione avvinghia il secondo, per Marco non c'è più possibilità di nascondersi e fuggire. Toccherà a tutti e tre fare i conti con se stessi e niente per loro potrà essere più uguale. Poldelmengo dirige bene la scena. Capitoli serrati che alternano le singole vicende dei tre protagonisti in un dedalo di situazioni che finiranno con lo scontrarsi e mischiarsi tra di loro. Una scrittura asciutta e diretta permette di scivolare dentro la storia in modo immediato. Forse solo una maggiore cura dello stile avrebbe reso ancor più potente il tutto. Ma presumibilmente è il peccato originale che Poldelmengo sconta: una mano più da sceneggiatore che da scrittore tout court.