Salta al contenuto principale

L’uomo scarlatto

luomoscarlatto

Sera a Buenos Aires. Al termine di un giro di conferenze in Sudamerica - alla vigilia della partenza - un uomo si ritrova a fare due passi fuori dall’albergo alla ricerca di una piola dove mangiare qualcosa. Il tempo di accomodarsi e avverte la sensazione precisa e fastidiosa di non avere più il portafogli. Poco contano le rassicurazioni del proprietario del locale volte a non curarsi dell’incidente. L’uomo torna in albergo nella tenue speranza di avere dimenticato lì il portafogli mentre si cambiava d’abito. Per fortuna è andata proprio così, dunque l’uomo fa ritorno alla piola e insiste per pagare il conto. Invano. Il proprietario si conferma persona gentile e cortese. Niente da fare. All’uomo non resta che offrire da bere agli avventori. Così accade che conosce tale Jose Maria Kokubu, un tipo profondo, sulla cinquantina, figlio di un diplomatico giapponese e una cantante argentina, poliglotta di almeno una dozzina di lingue, nato a Berlino dove ha completato gli studi in medicina prima di intraprendere la professione di dentista. Tra whisky e havana la conversazione attraversa credenze di religioni orientali e occidentali, acclara l’inadeguatezza della mente di fronte ai misteri dell’esistenza. Quando ecco che Jose Maria, buddista, confida di avere intrapreso un percorso sulla via della conoscenza dopo che la sua vita è stata sconvolta da un incidente nel quale hanno perso la vita moglie e figlio. La serata si chiude con i due che passeggiano fino allo studio dentistico dove Jose Maria fa dono all’uomo di una busta contenente cinque nastri magnetici…

L’articolato prologo del bel romanzo di Maurensig introduce non senza magia il lettore nel misterioso mondo dell’uomo scarlatto. Attenzione però ai rimandi e agli specchi, perché l’io narrante delle prime pagine evidentemente non è lo stesso che si apre e si confida nei cinque nastri magnetici. E colui che trascrive non sempre è del tutto neutrale giacché fin dall’inizio avverte il lettore che in alcune parti delle bobine l’uomo si esprime in lingua straniera e quindi ammette che sarà costretto ad apportare delle modifiche ai brani. Mistero si aggiunge al mistero più profondo: chi è l’uomo scarlatto? Dai nastri emerge il racconto di un uomo che da tempo, a seguito di un incidente, si sottopone ad un elaboratissimo e delicato trattamento di trapianto di pelle. Il luogo? È una strana clinica, la Neuhaus, che sorge nei pressi del lago di Costanza. Strana perché, immersa nella natura, reca in sé il fascino potente di quei posti magici, probabilmente ereditato dalla preesistente abbazia. Strana perché poi in fondo tra le pieghe dell’immaginazione e il profondo conflitto interiore il lettore può essere indotto a ritenere che in quella clinica avvengano anche indicibili esperimenti. Strana come è inquietante la figura di Bernard Sussex, colui che opera la laboriosa ricostruzione del viso dell’uomo scarlatto: “Dipinge la figura umana, quella e solo quella, da sempre, in tutti i suoi particolari anatomici. Molto spesso la seziona, la scuoia, ne mette in evidenza muscoli e nervi, scopre un intero bulbo oculare…”. Poche righe per capire attraverso quali meandri intriganti l’autore condurrà il lettore in un racconto seducente, confermando ancora una volta le doti di sapiente costruttore di trame e atmosfere, proprio come un valente scacchista.