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L'uomo in vetrina

L'uomo in vetrina
Reidar Folke Jespersen ha 79 anni. La sua è una vita metodica: si alza ogni mattina alla stessa ora, fa colazione con la zuppa d'avena, ama sua moglie Ingrid anche se i due non hanno rapporti intimi da più di 10 anni. Ingrid lo tradisce infatti regolarmente con Eyolf, un suo ex allievo di danza. Fin qui le vite dei coniugi seguono una monotonia calma e senza discontinuità. Lo stato di calma apparente viene scosso dalla morte di Reidar. L'uomo viene trovato esposto nudo nella vetrina del suo negozio di antiquariato, negozio che divide con il figlio Karsten e i fratelli. Il commissario capo Gunnarstranda e il suo assistente Frolich iniziano ad indagare sulla strana morte dell'uomo. Chi sarà stato? I potenziali acquirenti del negozio, che i fratelli avevano già progettato di vendere, senza il consenso di Reidar? Il giovane amante della moglie? E perché il cadavere ha un codice alfanumerico disegnato sul petto?
La seconda indagine dei due poliziotti scandinavi Gunnarstranda & Frolich parte bene. Un classico intrigo giallo con tutti gli ingredienti necessari: il morto, i moventi contrastanti, l'atmosfera cupa del noir nordico e la descrizione della vita privata dei due investigatori. Ma a poco a poco la tensione si spegne, la descrizione delle indagini si trasforma in un lento e pedante susseguirsi di indizi e anche se le idee non mancano, il ritmo cala fino alla noia. Dopo 400 pagine non vediamo quindi l'ora di chiudere il tomo. La buona inventiva e pure il colpo di scena finale per Dahl non riescono a costruire un intreccio intrigante e 'speziato' al punto giusto. Le potenzialità ci sono tutte, sia chiaro, ma per ora è meglio completare la lettura delle opere di Mankell, di Larsson o dei padri nobili Sjöwall e Wahlöö. Non basta essere nati a Oslo per saper scrivere un buon giallo.