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«...Ma lasciatemi sognare!»

«...Ma lasciatemi sognare!»

Il mondo poetico crepuscolare guarda ad alcune fonti nazionali (D’Annunzio e Pascoli), ma la sua cifra peculiare è la canalizzazione, in ambito italiano, dei languori e delle tematiche agitate all’estero da poeti di provincia come Jammes e Laforgue. Da essi derivano alcuni tra i principali temi frequentati e continuamente riproposti dal poeta: la monotona vita di provincia, la malinconia dei parchi silenziosi, le stazioncine sperdute, i parlatori e i cortili di convento, le cose monotone e scialbe del vivere quotidiano. Una poesia, questa, che declina malinconicamente la devastante crisi di tutte le tradizionali certezze. Da qui, un doloroso senso di solitudine. E la lacerante coscienza della frattura insanabile tra il poeta e la società. Il che sembra cancellare la stessa poesia dall’orizzonte della modernità. E spinge a proclamare amaramente la condizione di non-poeta, perché fare poesia è ormai causa di vergogna e dileggio. Così, altro non resta da fare che rifugiarsi nel mondo provinciale delle piccole cose; dello squallore grigio di un paesaggio rurale intatto, sempre più lontano dallo scintillante, e fatuo, ambiente metropolitano. In campagna e in provincia possono nascere amori anonimi e sentimenti di struggente nostalgia. E proprio qui c’è quel cantuccio in cui il poeta può ritrovare le voci dell’infanzia perduta. E le cantilene d’altri tempi. Ma anche il senso di sospensione tra il tutto e il nulla, segno della precarietà dell’esistenza. In questo teatro della memoria sfilano così le pallide figure di un mondo finito, a cui il poeta resta però inestricabilmente legato, e che ama visceralmente...

La scelta di riproporre le poesie di Guido Gozzano da parte della curatrice del volume, Maria Teresa Caprile, è particolarmente felice in un momento storico, come quello attuale, in cui i temi proposti dal poeta torinese sono particolarmente attuali. Il lettore ne potrà fruire nel modo migliore grazie alla scelta, decisamente felice, di collocare al centro dell’attenzione i testi originali. Rinunciando, cioè, a quegli appesantimenti accademici che sovente non rendono un buon servizio ad un poeta così raffinato e godibile. Perciò l’intera produzione di Gozzano è proposta sopprimendo le classiche introduzioni e riducendo all’essenziale l’apparato delle note. La lettura ne guadagna decisamente. E la musicalità, la varietà di metri, ritmo, lessico, incorniciati in una sintassi (apparentemente) lineare e piana, scorre senza inciampi. Perché in primo piano è sempre, assolutamente, Gozzano, con la sua toccante recherche di un mondo perduto che commuove ancora oggi con le sue atmosfere soffuse. La stessa maschera autobiografica del poeta, Totò Merùmeni, attira per la modestia popolana dei suoi sentimenti. La banale ovvietà quotidiana, così, grazie alle magiche evocazioni del poeta subisce una fantastica metamorfosi. E sospinge il lettore, come sottolinea la curatrice, verso quella sfera del sogno tanto più urgente, quanto più l’individuo è oppresso da una società spietata e disumanizzante.