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Ma le stelle quante sono

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Il liceo ancora sonnecchia quando Alice arriva. La campanella delle otto e mezzo, il suo primo sbadiglio, è ancora lontana. Ad Alice piace arrivare a scuola in anticipo, quando l’edificio è silenzioso e non si sentono gli urletti e le moine dei ragazzi che lo frequentano. La ragazza si siede sul muretto del cortile, prende la Smemo e una Bic blu dallo zaino e comincia a scrivere. Scrive favole del risveglio, quelle a cui non pensa mai nessuno. Eh sì. Tutti credono che le favole servano ad addormentarsi, ma vuoi mettere una vera e propria carica di buonumore di prima mattina! Alice è convinta che ci sarebbero assai meno guerre se ognuno di noi si destasse con una favola. Alle otto meno un quarto arriva anche quel ragazzo, quello che si solito si siede sui gradini, mette le cuffie del walkman alle orecchie e segue muovendo la testa le note testarde di una chitarra elettrica. Alice sa tutto di quel tipo. Sa che si chiama Giorgio Battaglia, frequenta la terza B, sta sempre sulle sue e ora la sta guardando intensamente, mentre estrae dalla tasca dei suoi jeans un pacchetto di sigarette e ne sfila una. Alle otto e venti arriva la sua ragazza - bocca imbronciata e occhi celesti - e i due si baciano, mentre Alice si sente un’intrusa. Al suono della campanella, Alice entra nell’istituto e va in classe. Non ha molte amicizie Alice, ma quelle che ha sono vere, di quelle che ci si può fidare. Come Carolina, per esempio, che ha un anno più di lei e studia Psicologia alla Sapienza e vuole salvare la testa della gente. Carolina è una tipa tosta, una di quelle che le cose le affronta, senza girarci intorno. Quando ha scoperto che Marco, il suo ragazzo, la tradiva, non ci ha pensato due volte ed è andata a parlare con la sua rivale, che non sapeva affatto che Marco fosse già impegnato. Le ha fatto capire che sono state prese in giro entrambe e si è fatta aiutare da lei a ideare un fantastico piano di vendetta. Marco si è sentito un verme…

Alice e Carlo. Stessa classe e, ogni tanto, banchi affiancati. Due diverse voci per due diversi intrecci che ripercorrono la medesima storia, quella di un amore acerbo ma intenso, delicato e irrazionale, con lo stesso odore e gli stessi colori delle sere estive in cui si ha voglia di contare le stelle per scoprire quante sono. E, se si è in due, contarle diventa più facile. Giulia Carcasi - giornalista e scrittrice classe 1984 - pubblica il suo romanzo d’esordio nel 2005, a poco più di vent’anni. E fa centro. Fa centro perché sa costruire una storia fresca e delicata allo stesso tempo; sa narrare, con un linguaggio che strizza l’occhio al pubblico cui è rivolto ma non cade in alcun cliché; sa descrivere con accuratezza i tormenti, le paure e i sogni di due ragazzi che si affacciano su un mondo adulto che faticano a comprendere e che, a sua volta, non li capisce fino in fondo. Senza alcuna maschera lui, un po’ goffo e alla ricerca di una propria identità non omologata. Spirito critico lei, che deve tuttavia fare i conti anche con la sua anima sognatrice. Carlo e Alice sono accomunati dalla stessa capacità di sbagliare, tipica della loro età, quella in cui il cuore non ha ancora imparato a fronteggiare gli errori, ad osservare la vita con spirito critico, a scegliere ciò che fa meno male, a leccarsi le ferite, ad avere fiducia in se stesso. Un libro a due facce che affronta le tematiche con cui ogni adolescente è chiamato a confrontarsi: i primi amori e le prime delusioni; il valore della famiglia e la scoperta delle imperfezioni; l’importanza degli amici e la consapevolezza che crescere significa prima di tutto difendere le proprie idee e trovare in sé la forza per andare incontro al futuro a braccia aperte e colmi di speranza. Una lettura piacevole e ben strutturata. Un romanzo di formazione adatto anche a chi non è più un ragazzo. Una storia consigliata a chi non ha mai smesso di sognare e a chi desidera ricominciare a farlo; il libro giusto per chi ha fatto tesoro della spensieratezza e della luce della propria adolescenza e non vuole dimenticarle.