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Made in Sweden

Made in Sweden

Il primo a utilizzare il termine Suiones è stato Tacito nel 98 d. C., il termine è stato modificato nel tempo fino a diventare lo svíar nelle saghe islandesi. È lo storico Giordane a narrare dei popoli della Scandinavia nella sua De origine actibusque Getarum (Sull’origine e le gesta dei geti), ma dati oggettivi sull’origine svedese in realtà mancano. All’XI secolo si attribuisce la presenza storica degli svear nel Pireo, grazie a una scritta runica commemorativa incisa su una statua al porto, ma è un’interpretazione corretta? Sapete quanti martelli di Thor sono stati recuperati in giro per il mondo? Ben 121. L’archeologo svedese Hans Hildebrand è stato il primo, nel 1872 a stabilire la connessione tra il dio norreno Thor e il martello Mjöllnir, prima quei monili avevano ben diverse attribuzioni, si è persino ipotizzato che il martello rappresenti una evoluzione del simbolo della croce cristiana. Come stabilire quale interpretazione sia corretta? La verità è che non è possibile farlo. Nella costituzione svedese del 1296 è sancito il principio che “il paese va costruito con la legge”, il più antico documento con ratifica regia conservato è la Legge dell’Uppland, del XIII secolo (elaborata da dodici eruditi scelti dell’epoca). Anteriormente esistevano varie contraddittorie leggi, difficili da seguire per tutti. Nella Legge è espresso un concetto basilare: “Se soltanto ciascuno si accontentasse di ciò che ha e lasciasse gli altri godere dello stesso diritto, non ci sarebbe bisogno di nessuna legge”. Ma in Svezia non ci sono solo saggezza e buone leggi, risale infatti a eventi del 1306, come scritto nella Cronaca di Erik, l’idea che quello svedese sia un popolo di invidiosi, al punto che questo terribile difetto riempie la letteratura. Cosa sappiamo invece della lingua svedese? Di certo prima dell’XI secolo una lingua comune era parlata a Nord (in parte anche in zone dell’Inghilterra, Normandia e Kiev) e veniva definita dai parlanti “lingua danese”. Quando giungono i missionari cristiani che portano il latino, le due lingue coesistono, ma si deve attendere il secolo XIII per riscontrare una sorta di lingua svedese vera e propria, nell’opera di Eskil Magnusson, senza dimenticare il principio per cui “una lingua nasce senza che nessuno lo sappia o lo riconosca, così come è probabile che in questo momento una lingua stia nascendo da qualche parte in un sobborgo o in un angolo del paese”. Non è possibile determinare un momento preciso...

“Le parole stanno come monete sul fondo di un pozzo e luccicano quando qualcuno ha bisogno di scrivere un racconto che abbia un inizio, un centro e una fine”. Ogni breve capitolo del volume prende il via da una o più parole per analizzare, ricostruire o semplicemente porsi domande in merito allo sviluppo della lingua, della cultura, della società e della storia svedese. Termini, eventi, leggende, personaggi storici. Nel volume trovano spazio nobili e uomini di scienza, curiosità (come il tardivo uso delle patate che risale alla metà del Settecento) e fatti più o meno importanti che hanno determinato la nascita di modi di dire e aforismi dedicati alle caratteristiche del popolo svedese. Non si fanno sconti e nel ripercorrere lo sviluppo della società e della mentalità svedese, Elisabeth Åsbrink ricorda anche i legami con le idee naziste, la nascita di Ikea e le polemiche sul suo fondatore, il trattamento ghettizzante a cui è stata sottoposta la popolazione sami. Non solo modelli positivi, ma luci e ombre come in qualunque nazione. La Åsbrink è una giornalista e autrice di saggi storici che l’hanno resa popolare in Svezia, e fortunatamente anche da noi, per la minuziosa analisi dei fatti trattati, condotta con una coraggiosa ricerca della verità che non sempre le ha attirato le simpatie dei lettori. Lo scopo del suo lavoro non è compiacere, ma svelare il passato ed è un approccio che porta avanti con impegno, come dimostrato nel libro 1947, dedicato agli eventi postbellici e ai cambiamenti profondi in un anno cruciale, cambiamenti che riguardano anche il padre, ancora bambino, profugo ebreo. È stata insignita nel 2011 dell’August Prize, istituito a partire dal 1989 a Stoccolma per premiare le opere di narrativa e saggistica. E nel 2014 ha vinto il premio polacco istituito alla memoria di Ryszard Kapuściński, per il miglior reportage letterario (E nel Wienerwald ci sono ancora gli alberi). Attualmente è al lavoro su una nuova opera a carattere storico sociale.

LEGGI LINTERVISTA A ELISABETH ÅSBRINK