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Mafia - Una donna contro

Mafia - Una donna contro

Valeria Grasso appena quindici anni fa conduceva ancora una vita normale, fatta di lati e bassi, gioie e preoccupazioni. Separata, tre figli, una casa a Mondello vicino al mare e due palestre da gestire... Oggi è tutto diverso, perché oggi è una testimone di giustizia, una voce forte contro la mafia, grazie ai valori che le hanno trasmesso i genitori. Famiglia siciliana, padre avvocato e funzionario di banca, mamma che si occupa di pratiche legali in uno studio notarile, si spostano continuamente per il lavoro del padre, quindi Valeria lascia Palermo per Milano, poi torna a Catania, poi il matrimonio che dura tredici anni, la separazione, i tre figli che per lei sono tutta la sua vita. I fatti della città e della Sicilia sono lontani dalla sua vita, non se ne interessa, finché non ci si trova risucchiata dentro. Sta cercando un locale per aprire la sua palestra e un amico le presenta Mariangela Di Trapani, donna socievole e gentile che l’accompagna da sua madre, proprietaria di un immobile che potrebbe fare al caso suo. È Mariangela che si occupa di tutto perché il marito è fuori per lavoro. Almeno è quello che dice. Propone a Valeria anche l’appartamento che si trova sopra la palestra. Il vicino di casa è Salvatore Lo Cricchio, zio di Mariangela, che gestisce dei campetti di calcio nei pressi. Valeria non ha nulla di cui lamentarsi, tutto risponde alle sue esigenze e Lo Cricchio è un vicino perfetto che le regala un vasetto di pesto per i figli quando lo prepara, che le trova sempre l'operaio giusto di cui necessita in casa, che le presenta tutto il quartiere. Insomma tutto procede meravigliosamente per qualche anno, finché Mariangela non le chiede indietro l’appartamento, sostenendo di averne bisogno. Valeria si trasferisce a Mondello sul mare e apre una seconda palestra, mentre quella di Palermo comincia a darle grattacapi: l’ufficiale giudiziario dice che l’immobile è sotto sequestro e lei gli deve pagare l’affitto direttamente, in quanto custode per la Procura. Nel fratello deve pagare ancora l’affitto a Mariangela, che le chiede il pizzo. E da qui cominciano una serie di problemi...

L’associazione “Contra. Contro tutte le mafie” nata ufficialmente il 25 maggio 2023 con sede centrale a Roma, è l’ultima creatura di Valeria Grasso in ordine di tempo per diffondere la cultura della legalità e ha l’appoggio delle istituzioni. Un segnale forte e importante perché sottolinea l’intenzione di non lasciare assolutamente solo chi denuncia e lotta. Facendo tesoro dell’esperienza vera e dolorosa della Grasso, di certo non capiterà più che chi si espone per difendere la legalità possa trovarsi a combattere contro le stesse istituzioni, vittime di ingiustizie e continue minacce. No, non è stata per niente facile la vita di Valeria Grasso fin qui. Ovviamente la sua e quella della sua famiglia, i figli in primis che sono cresciuti nella paura per l’incolumità della loro mamma e ancora oggi, a una mancata risposta a una telefonata, a un ritardo, o una semplice dimenticanza, provano un senso di terrore all’idea che possa essere successo qualcosa. Valeria Grasso, dopo gli anni di protezione (che ha vissuto più che altro come prigionia), ha avuto molte occasioni per riflettere (e con questo libro lo fa con i lettori). È vergognoso che ancora oggi nel mondo tutto ciò che è collegato all’Italia sia di regola collegato alla mafia, anche le cose più banali: in Brasile “Al Capone” è la pizza di mafia o “Camorra”, un ristorante italiano in Russia. E non è normale nemmeno che le serie televisive italiane presentino sempre i mafiosi (sia uomini che donne) come esseri forti, dominanti, astuti, quasi invincibili. Anche questo ha mosso la sua campagna di educazione alla legalità nelle scuole, ribadendo fortemente che l’Italia non è la mafia, né tantomeno lo è la Sicilia. E se prima capitava che venisse accolta dai ragazzini con un raggelante “Arriva la sbirra!”, una volta raccontata la sua esperienza le cose cambiano! Però, viene da chiedersi, con queste premesse, si può avere pietà delle vittime?