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Magic - A darker shade of magic

Magic - A darker shade of magic

Londra Rossa, 1819. Kell afferra il suo cappotto e inizia a rivoltare il tessuto una, due, tre volte. A ogni gesto la giacca cambia forma e colore. Per Kell è uno strumento indispensabile, il suo cappotto è magico, tanto quanto lui. Lo aiuta a confondersi, a risaltare, lo accompagna nei viaggi attraverso le diverse Londra. Quella mattina, il giovane mago dai capelli castano rossicci è atteso da re Giorgio III, reggente di Windsor, per la sua consueta visita mensile in qualità di ambasciatore. Per Londra Grigia, una semplice giacca nera è sicuramente la scelta migliore, senza però rinunciare a un tocco di stile, con delle rifiniture e dei bottoni in argento. Tutti dettagli che il vecchio re, malato da molti anni e ormai praticamente cieco, non potrà notare. “Rose” esclama nostalgico non appena il mago si presenta al suo cospetto. Ad annunciare la presenza del giovane è infatti il profumo di fiori che porta con sé da Londra Rossa. L’essenza della magia. Magia che prospera nel mondo di Kell ma che è praticamente scomparsa da quello di re Giorgio. Un tempo le quattro versioni di Londra erano connesse tra di loro da portali magici, attraversabili da chiunque. Adesso solo pochi eletti riescono a viaggiare attraverso le ombre di quel glorioso passato. E Kell appartiene a quella stirpe, gli Antari. Londra Nera, la perduta, la distrutta. La Rossa, ricca e prospera. La Bianca, affamata di magia. La Grigia, anonima e fumosa. Un segno su un muro, qualche goccia di sangue, un oggetto proveniente dal posto dove si è diretti e due parole “As Tascen”, “In viaggio”. Il rituale che permette agli Antari di accede ai deboli peduncoli rimasti a unire questi mondi. È così che Kell si sposta, è così che si imbatte in nuovi luoghi. Ma soprattutto in oggetti. Si sente un po’ un collezionista che viaggiando raccoglie ninnoli legati a posti e ricordi. Anche se ogni forma di contrabbando tra mondi è severamente vietata, Kell non sa resistere. Ha una stanza segreta tutta sua, una camera spartana nella taverna gestita dalla vecchia Fauna, dove cassetti colmi custodiscono i tesori più disparati. In bella vista sulla scrivania, un libro di poesie di un certo Blake, preso a Londra Grigia e una sfera di vetro proveniente da Londra Bianca. Quello è il suo rifugio, anche se non è la sua casa. Chissà quale è la sua vera casa, o il suo vero nome, ancora si chiede cosa sia nascosto nei suoi ricordi dimenticati, in quei cinque anni di vuoto prima di diventare Kell...

V.E. Schwab debutta con il suo primo romanzo nel 2009, passando totalmente inosservata. Solo con l’ottavo tentativo, Magic (titolo originale A Darker Shade of Magic, 2015), guadagna abbastanza visibilità da poter rientrare nella categoria di “quelli che hanno successo da un giorno all’altro” come sottolinea spesso amaramente l’autrice stessa. La saga di Shade of Magic nasce dal suo desiderio di scrivere un portal fantasy. Ma non il genere dalla trama ingarbugliata e con mappe fitte di dettagli. Del tradizionale viaggio tra i mondi conserva alcuni elementi chiave, come l’accesso limitato a pochi eletti agli spostamenti tra le diverse realtà, o la presenza di una minaccia pronta a invadere gli altri regni. Nonostante l’impianto classico, a sostenere la godibilità di questo romanzo non mancano idee originali e personaggi trascinanti. L’alternarsi del punto di vista di Kell e di Lila, rende molto dinamica la narrazione. Con la sanguigna Lila esploriamo per la prima volta Londra Rossa e scopriamo i segreti nascosti dietro al misterioso Antari. Lo schivo e silenzioso Kell ci regala scorci più psicologici e tormentati. Ad innalzarne la qualità del testo, uno stile davvero fresco e frizzante. In Magic sperimentiamo tre delle quattro versioni di Londra, accumunate in realtà solo dal nome, ben diverse per ambientazione e caratterizzazione. Un lavoro certosino della Schwab che riesce con pochi dettagli a farci capire in quale città si stia svolgendo la scena, anche solo accennando agli abiti indossati dai suoi abitanti, alla lingua parlata o all’atmosfera respirata. Ogni mondo ha un diverso rapporto con la magia, qui ritratta più come un’essenza che uno strumento, un qualcosa con cui è necessario entrare in sintonia al fine di esaltarne il grande potenziale. Questo primo capitolo della trilogia ci insegna ben presto che focalizzarsi sul solo desiderio di controllo e manipolazione, genera esclusivamente sopraffazione e fame incolmabile. La magia alimenta un potere in grado di illuminare e nutrire un intero regno ma anche di creare oscure ombre divoratrici. Dal 2016 si è diffusa la speranza tra i fan di poter vedere un adattamento cinematografico delle vicende di Kell e Lila, evento che tuttavia ancora non si è concretizzato in un film o in una serie TV. Nell’attesa l’autrice, molto presente e attiva sui social, ha promosso una campagna, tramite una nota piattaforma di finanziamento collettivo, per la realizzazione di un’edizione illustrata del primo volume della trilogia. Esiste anche un prequel, una versione a fumetti realizzata in tre volumi e dal titolo Shades of Magic: The Steel Prince.