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Malebolge

Malebolge

“Viviamo […] in un sofisticato casinò dove tutto è truccato e ne siamo pure consapevoli”. Se qualcuno provasse a smontare il puzzle delle nostre sicurezze, della nostra – salda – percezione della vita? Se qualcuno irrompesse, come un ladro al quale abbiamo, inconsciamente, lasciato socchiuso l’uscio di casa, nelle nostre menti e ci dicesse che quasi niente è come noi lo percepiamo, lo sentiamo, lo viviamo? Che ci sono altri modi, altri ricordi, altri sensi… insomma, che c’è dell’altro, sempre: basterebbe avere solo il coraggio di affacciarsi, di guardare davvero e senza requie – possibilmente coi nostri occhi e non con gli obiettivi dei nostri smartphone –, di non stancarsi di stancarsi. Malebolge è l’unico girone infernale a cui il Sommo Poeta ha dato un nome e il solo in cui Dante non sente alcuna pietà o compassione umana: non esiste possibilità di perdono per i traditori, per i traditori di chi non si aspetta di essere tradito... non c’è scampo per loro – per noi – poiché tradendo l’altrui intelligenza, tradiamo anche la nostra, tradiamo noi stessi. Non ci spendiamo. Non viviamo. Ci inganniamo, non sapendo – forse – di ingannarci. Ci incantiamo con storie fasulle, ci trastulliamo per non pensare a noi. Dissentiamo da noi stessi, fingendo di dissentire dagli altri, mentre lentamente perdiamo – o abbiamo già perso – “l’umiltà del miracolo”, la nostra semplice idea di Paradiso…

Aldo Nove, pseudonimo di Antonio Centanin, noto filosofo, scrittore e poeta, con Malebolge – diario piccolo e corposo, ispirato – smonta e rimonta la nostra attuale realtà, rende stonati i nostri vecchi ritornelli – che sono, ormai, quasi delle nenie – e ne intona di nuovi in un originale assolo. Sotto le vesti di un semplice diario quotidiano, niente affatto pretenzioso, racconta e descrive l’intima verità dei nostri oggi – quelli che seguono a “tutti i nostri ieri”, citando la Ginzburg. Scegli la scrittura, il diario, come veicolo e sfogo misurato. “La poesia […] è il laboratorio attraverso il quale si impara che la vita merita di essere salvata”. Per trovare il buono – per viverlo –, bisogna recidere il marcio: per recidere il marcio, il primo passo è la parola e la sua potenza, la sua capacità di far prendere coscienza, di inondare le menti come un fiume. Aldo Nove parte da una forma di scrittura privata, come il diario, ma svela il suo profondo, e insieme pubblico, desiderio di Verità, viaggiante nel vento, nel sogno o nell’illusione che lo scrittore, oggi, possa ancora dire, dire, dire… ed essere ascoltato, letto, amato oppure odiato. Ma accolto e ascoltato.