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Maledizione Notre-Dame

Maledizione Notre-Dame

Roma, 1302. Dante Alighieri viene destato bruscamente da un incubo dall’amico Crescenzio Caetani di cui è ospite. Crescenzio, nipote del papa, è una delle poche persone sulle quali il fiorentino, inviato in missione diplomatica in Vaticano, può davvero contare. Le campane sembrano impazzite, le persone spaventate si sono riversate in strada, temono che sia morto il pontefice. Crescenzio informa Dante sul fatto che in realtà lo zio ha indetto un grande concilio e in breve arriveranno a Roma molti vescovi chiamati a decidere sulla possibile scomunica del re di Francia. Dante, ancora scosso dall’incubo, lo racconta all’amico che dopo averne ascoltato il contenuto lo invita a parlarne con l’alchimista Arnaldo da Villanova a cui basta pochissimo per invitare il poeta a far mettere in salvo i propri cari perché quella che gli si è palesata in sogno è la porta dell’inferno... A Parigi durante la ronda il barone Pietro Galard, comandante delle guardie reali, entra a cavallo nella piazza antistante la cattedrale di Notre-Dame. Tutto sembra tranquillo ma un gendarme richiama la sua attenzione su una freccia di balestra conficcata nel legno di quella che è conosciuta come la Porta del Diavolo. Appeso al dardo, un sacchetto di seta contenente una reliquia umana impreziosita da un filo dorato che riproduce lo stemma di Papa Bonifacio VIII. Senza farsi vedere, il comandante ripone l’oggetto nella tunica e si affretta a tornare in caserma...

Quarto capitolo di una fortunata saga letteraria firmata dalla storica del Medioevo, saggista e ricercatrice Barbara Frale, che torna dai suoi lettori con un nuovo romanzo appassionante dalle tinte oscure. Se I labirinti di Notre-Dame era ambientato nel 1300, I sotterranei di Notre-Dame nel 1301 e La torre maledetta dei Templari nel 1302, qua si approda al 1303 con una storia in cui giganteggiano due personaggi come Filippo il Bello e Dante Alighieri, accusato di essere il responsabile della scomparsa della giovane Maddalena Caetani, nipote di papa Bonifacio VIII. Un romanzo ben costruito che può contare oltre che sulla plausibilità storica anche - nelle parti in cui la fantasia va a briglia sciolta - su una scrittura accattivante, che ben si adatta al ritmo incalzante della storia. Un libro che si muove tra le pieghe della storia offrendoci punti di vista interessanti e prospettive “altre” da cui osservare e giudicare gli eventi. Un romanzo a sé stante ma che deve far venir voglia di (ri)leggere i precedenti capitoli della saga e - perché no! – di riprendere in mano i libri di storia.

LEGGI L’INTERVISTA A BARBARA FRALE