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Malena - Un nome da tango

Malena - Un nome da tango

Pacita, ventiquattro anni, è la più bella delle figlie della nonna, pensa Malena. Ha la chioma folta e ondulata, il collo lungo dalla linea impeccabile, gli occhi verdi sempre aperti e le labbra da india - esattamente come quelle di Malena - socchiuse quel tanto che permette di lasciar sfuggire un filo sottile di bava bianca che cola piano e ristagna sul bordo del mento. Una sindrome dal nome inglese ha paralizzato il suo sviluppo quando ancora non sapeva tenere eretta la sua piccola testa. Quando, insieme a sua madre, Malena si reca a casa dei nonni, trova Paz - il nonno la chiama così - all’ombra del fico, legata con tre diverse cinghie a una speciale sedia a rotelle, per evitare che scivoli e finisca a terra. Ogni volta che Malena la trova in quel punto del giardino, fissa il suo sguardo sulla ghiaia, cercando di non guardare la giovane donna e provando una vergogna, difficile da spiegare, legata al susseguirsi di paroline che sua madre e sua sorella Reina continuano a dedicare in coro a quella giovane goffa che non riesce neppure a vederle e se ne sta immobile a contemplare il mondo con i suoi occhioni verdi e vacui. Anche oggi Paz è seduta sotto al fico e Malena, nascosta all’ombra di un ippocastano, guarda il nonno Pedro, seduto su una sedia accanto alla figlia, e realizza che quell’uomo è la cosa che maggiormente la spaventa nella grande casa di Martínez Campos. Pedro è nato esattamente settant’anni prima di lei ed è cattivo. Nessuno l’ha mai avvertita in maniera esplicita, né le ha mai spiegato il perché, ma Malena respira da sempre quella verità nell’aria e tra i mobili di quella grande casa. Il nonno è un uomo strano, troppo alto, duro e teso; è forte e superbo ed ha occhi stanchi sotto due sopracciglia irsute e bianchissime. In genere non le rivolge la parola, ma oggi, mentre lei si ritiene al sicuro acquattata dietro l’imponente ippocastano, l’uomo le chiede cosa faccia nascosta lì dietro e la invita ad avvicinarsi a lui...

Raccontare la donna e le sue battaglie. Raccontarne il coraggio e le sconfitte. Raccontarla nella sua pienezza, anche passando dal sesso, se occorre. Questo è lo spirito che ha animato la vasta produzione letteraria di Almudena Grandes - una delle maggiori e più amate scrittrici spagnole scomparsa a sessantuno anni nel 2021 a causa di un tumore - e questo è il tema centrale del romanzo che vede come protagonista una timida e insicura ragazza, ossessionata dalla perfezione della cinica sorella gemella - modello irraggiungibile -, la cui sensualità è racchiusa anche nel nome che porta e che, per utilizzare le parole della zia, è “un nome da tango”. Ben più di un romanzo erotico - anche se è bene ricordare che una delle scommesse narrative cui si deve la notorietà della Grandes è stata proprio quella di rilanciare l’erotismo letterario in chiave contemporanea - la storia di Malena, del suo folle amore per Ferdinando e di mille altre avventure erotiche vissute senza reale coinvolgimento, è una ricca saga familiare, piena di segreti inconfessati e carica di dolore. Vicende intricatissime e una galleria di inquietanti personaggi, segnati da una maledizione e da un’antica condanna, che convergono verso un unico filo conduttore e sullo sfondo dei quali si staglia, come sempre accade nei romanzi dell’autrice spagnola, l’immenso dolore legato agli episodi della guerra civile spagnola. In un percorso a ritroso che accompagna il lettore sino all’alba del Novecento, la vita di Malena si snoda accanto a figure indimenticabili: il nonno Pedro e la sua doppia vita, lo zio omosessuale e vittima dell’alcool, la zia Magda dal passato tumultuoso, la sorella fredda e simbolo di perfezione. Come in uno specchio capace di riflettere le sue paure e il suo amore, Malena impara a poco a poco a guardare dentro sé e scopre un pizzico della sua essenza in ciascuna delle donne, imperfette e non sempre risolte, che l’hanno preceduta. Una storia intensa che, superata la lentezza della parte iniziale, scorre via veloce e, grazie a una scrittura esplosiva, ferisce a volte come una lama acuminata. Un libro che, come la protagonista, è femmina e sa parlare d’amore e di sentimenti. Una lettura vivida, densa, che lascia il segno.