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Manfredi di Svevia

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Eternato da Dante nel Purgatorio con dei versi ormai celeberrimi (“biondo era e bello e di gentile aspetto”), leali alla greca coincidenza tra bellezza e valore, vale a dire alla kalokagathìa, Manfredi di Svevia, figlio illegittimo di Federico II di Svevia e della nobile Bianca Lancia, piemontese, fu un “sistematico e abile promotore della propria immagine”: erede di una tradizione illustre, fu estremamente ambizioso e chiaramente si sentiva un predestinato, e voleva essere così salutato; le fonti pontificie ne restituirono, in compenso, un ritratto disastrosamente negativo, di freddo assassino, di violento e di miscredente, non estraneo alle connivenze e ai compromessi coi mussulmani; e questo a dispetto della sua apparente devozione alla cristianità. La storiografia ha avuto il compito, nel corso dei secoli, di meditare sulle robuste differenze tra le due propagande, ripristinando una visione, per quanto possibile, più equilibrata e obbiettiva. Intelligente e sensibile, Manfredi, nominato re di Sicilia a 26 anni, seppe sempre, racconta il professor Paolo Grillo, adattarsi alle mutevoli e complesse circostanze in cui si trovò a operare, prima come reggente, poco più che adolescente, e poi come sovrano. Poliedrico, non va raccontato come un eroe ghibellino o un martire: piuttosto come un coraggioso outsider, erede contro ogni previsione del ruolo paterno; certamente brutale e spietato con gli avversari e coi nemici, in genere, questo sì. Per raccontarlo a dovere, serve liberarsi dal condizionamento dell’ombra paterna: le ricostruzioni di Manfredi “monumento ghibellino” sono “spesso solo un riflesso, in chiave minore, di quella mitografia che caratterizza una parte importante delle pubblicazioni dedicate a Federico II e sui cui limiti interpretativi la storiografia più avvertita sta già da tempo attirando l’attenzione”...

Apparso, come centesimo titolo, nella collana “Profili” della Salerno Editrice, collana fondata da Luigi Firpo e oggi diretta da Andrea Giardina, con la collaborazione di Luigi Mascilli Migliorini e Gherardo Ortalli, Manfredi di Svevia è un’appassionate monografia, corredata da una ricca bibliografia suddivisa in fonti e studi e accompagnata da qualche apprezzabile cartina; completano l’opera due genealogie e l’opportuno indice dei nomi. Franco Cardini, su «Avvenire», ha giudicato il Manfredi in salsa Grillo “spogliato di una grandezza ormai stereotipa ma restituito alle concrete proporzioni e alla seria importanza nel e per il suo tempo”. Stando allo studioso, ne è derivato “un ritratto senza sconti e senza anacronistici moralismi; ma non senza il sottile filo d’oro della pietas”. Antonio Musarra, su «La Stampa», ha scritto che “evitando ogni logica combinatoria, Grillo ha contestualizzato un vasto numero di fonti, tratteggiando i mutevoli contorni d’una figura complessa. Abbiamo, così, un Manfredi ghibellino e usurpatore; un Manfredi amministratore; un Manfredi stratega; un Manfredi devoto; un Manfredi uomo di cultura e mecenate […]. Il risultato è la magistrale restituzione d’una figura densa di contraddizioni e proprio per questo affascinante”. Altrettanto positivo il giudizio di Mario Bernardi Guardi, sulla «Biblioteca di via Senato»: “Giusto scavare nella sua storia col corredo di documenti e di riflessioni. Giusto onorare il mito, memoria viva e testimoniale per ex-liceali rapiti, allora e per sempre, dall’incantesimo del ghibellino”. Chiudiamo con una breve notizia biobibliografica. Paolo Grillo, classe 1968, medievista della Statale di Milano, è redattore della rivista «Società e Storia» ed “esperto della materia” per il Ministero dell’Istruzione del Canton Ticino; è stato visiting professor (professeur invité) presso l’École Normale Superieure di Parigi nel 2015. Ha tenuto lezioni presso il seminario di Storia Medievale presso l’Università di Paris IV Sorbonne nel 2016. Si occupa, tendenzialmente, della storia sociale e politica delle città italiane nei secoli XII-XIV, con particolare attenzione al momento di passaggio dal Comune alla Signoria e alla crisi del primo Trecento; i suoi studi si concentrano, inoltre, sulla storia militare del basso Medioevo in Italia. Per Salerno ha già pubblicato L’aquila e il Giglio. La battaglia di Benevento [2015] e La falsa inimicizia. Guelfi e ghibellini nell’Italia del Duecento [2018].