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Mangia crepa ama

Mangia crepa ama
Il muro del Midwest: tremenda bufala o meravigliosa realtà? Poco importa: l’essenziale, per Sarah e il suo consorte David, è avere qualcosa di positivo in cui credere in un mondo popolato da zombie. Certo, se il muro esistesse davvero e al di là ci fossero dei cervelloni (vivi), magari medici o scienziati, potrebbero consegnare la cura che Sarah tiene nascosta sotto la maglietta, dentro una fiala. Una piccola dose che potrebbe curare gli infetti, un piccolo segreto che i due custodiscono gelosamente per evitare che finisca in mani sbagliate, ma che viene messo a dura prova dall’incontro con Nicole, ambiziosa reporter a caccia di filmati-shock. La donna si unisce a loro nel cammino verso la fantomatica meta, ma il suo acume è pericoloso e non le sfugge certo, come del resto non sfugge a Sarah, che David sembra avere acquistato una forza fuori dal comune e, cosa più strana, gli zombie non sembrano interessati a lui…
Conoscete il detto “Bisogna avere paura dei vivi, non dei morti”? Un luogo abbastanza comune, ma secondo me un’efficace chiave di lettura per le narrazioni che hanno come protagonisti i simpatici putrefatti. In definitiva gli zombie sono quasi sempre lenti, e - se come i coniugi di Seattle hai avuto altri due capitoli della storia a disposizione per affinare la tecnica ( vedi Finché zombie non ci separi e Gli acchiappazombie) – abbatterli è un gioco da ragazzi, un po’come coi birilli su una pista da bowling. Diffidare dei vivi, invece, il cui cervello non è marcio (almeno non nel senso letterale del termine!) ed è capace di concepire crudeli macchinazioni laddove, in tempi di apocalisse, si va cercando un po’ di solidarietà. Umorismo, azione, un colpo di scena capace di rimescolare le carte in gioco e un finale aperto - chissà - a nuove, bizzarre avventure. Una lettura piacevole, questo horror demenziale di Jesse Petersen, anche se non originalissimo nei contenuti e a tratti poco curato nella traduzione.