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A mani nude

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Parigi, 1897. Suzanne Gros ed Henry Pertat si sono appena sposati. Lui è un medico specializzato in dermatologia, lei una ragazza di diciannove anni che si affaccia per la prima volta a una vita senza sua madre. Non ha tanto da fare, Suzanne, solo trascorrere le giornate in attesa che il marito torni dal suo studio medico. Ma Parigi è grande, e piena di attrazioni. E poi è così piena di Gallerie d’Arte e Teatri, che sembra un altro mondo rispetto alla piccola cittadina di Laon in cui è cresciuta. Eppure c’è qualcosa che ancora le manca: Suzanne dipinge, compra opera d’arte, si impegna nelle lezioni di pittura ma ancora non è abbastanza. Le manca la conoscenza approfondita del mondo, lo studio. Incoraggiata da marito Henry, prende il diploma di maturità nel 1903. La prima diplomata della sua famiglia. Ma non è ancora abbastanza per Suzanne, la sua sete di conoscere ed emanciparsi dal solo stato di moglie è tanto. Si iscrive all’Università di Medicina e comincia la gavetta come esterna negli ospedali di Parigi nel 1908 e successivamente diventa una delle allieve più brillanti del professor Brocq, primario di Dermatologia all’ospedale Saint-Luis. È a lui che Suzanne confessa di essere affascinata, più che da ogni altra cosa, dalla chirurgia ricostruttiva...

Suzanne Noël fu antesignana della medicina ricostruttiva ed estetica in un tempo in cui era ancora difficile trovare delle donne medico. La sua tenacia e l’ambizione di restituire bellezza laddove la vita, la guerra o il semplice scorrere del tempo la avevano deturpata fu ciò che la spinse a cercare la collaborazione del più grande luminare in Anatomia e Chirurgia ricostruttiva del tempo, il dottor Hippolyte Morestin, uno dei padri della chirurgia plastica moderna. Oblomov ha pubblicato questo stralcio di storia contemporanea e le gesta professionali di Suzanne Noël (il cognome è quello del secondo marito) nella sua collana Feininger nel 2021, acquistando i diritti di traduzione e commercializzazione in Italia dalla casa editrice francese Les Arènes. Il pregio di questo volume è portare nel nostro Paese una storia poco conosciuta, per non dire sconosciuta ai più e dare lustro a una donna nata e vissuta fra la Belle Époque e la Grande Guerra che ha saputo guardare con lo stesso occhio clinico e attento ai dettagli sia l’Arte sia le brutture della guerra per restituire ai suoi contemporanei e ai posteri qualcosa che avesse a che fare con entrambe, ricostruendo i volti dei feriti di guerra o delle donne rese tristi dallo sfiorire della bellezza, senza mai giudicare il motivo per il quale i suoi pazienti si mettevano nelle sue esperte mani. Proprio come Suzanne il fumetto è asciutto, i dialoghi brevi, centrati sull’argomento e sull’evoluzione professionale della donna oltre che sulla sua vita privata, con un tratto di disegno dal gusto espressionista in cui i colori seguono la linea degli eventi e delle vicende dello sfondo: il grigio professionale e asettico degli ospedali, le sfumature cupe della guerra, il rosa pesca dei volti curati da Suzanne.