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Mare calmo, isolati misteri

Mare calmo, isolati misteri

La prima volta che Martina tenta di fuggire è alla Comunione della cugina. Ha otto anni e nessuna voglia di partecipare a quella festa in mezzo ai parenti, per cui ruba uno degli album di francobolli della raccolta del padre e cerca di venderlo al tabaccaio. Disegna anche un granchio rosa, avendo sentito del grande valore del Gronchi rosa e confidando sulla scarsa vista del negoziante che, però, telefona al padre e... finisce l’avventura. Finché approda in un faro. Certo Roma è una città fantastica, ma per farci i turisti: a doverci vivere perde il fascino, anzi, te lo dimentichi proprio per il caos soffocante. È così che alla ricerca di un posto isolato nel mondo lei si trasferisce vicino a un faro, in una piccola casa bianca, al momento invasa di scatoloni, ma che importa? È quanto di più vicino alla felicità si possa avere per chi si trova nella condizione di essere saturo della collettività. Già, soffre un po’ di “misantropia”... Per festeggiare l’inizio della sua vita al faro, apre un blog e comincia a scrivere post per raccontare la sua esperienza solitaria, ma a un passo dal mare. “La guardiana del faro”, così si firma, ha 45 anni e nelle sue esternazioni all’interno del suo spazio web comincia a ricevere anche i primi commenti, pur se sospetta che possa esserci dietro lo zampino del suo amico Michele. Un giorno, perlustrando la spiaggia con un binocolo, coglie un movimento sugli scogli che attira la sua attenzione: c’è una donna di età indefinibile, accovacciata, forse nuda, ma con un grosso cappello di paglia, grande quanto un sombrero...

Come ha affermato giustamente l’autrice in una intervista, ad ognuno di noi prima o poi viene la voglia di mollare tutto a favore di un’isola, un faro, un luogo ameno e solitario che possa farci immaginare il paradiso. Anche la scelta di andare a vivere in campagna, rispetto alla città, può essere ricondotta a questo. Di certo in una scelta del genere, per stanchezza o misantropia, nessuno si immagina di vivere così tante avventure e di finire in un giallo senza volerlo, correndo così tanti rischi! Ma il bello di questo romanzo sta proprio qui: se ci si può immaginare la noia di una vita solitaria per fuggire dal mondo e finire a vivere in faro posto nell’isoletta di un piccolo arcipelago, in realtà il caos del mondo insegue la protagonista, con tutto il suo peggio. Fuggire dal caos e dall’umanità per ritrovarseli nell’isola vicina, abitata da individui con cui familiarizzare e a cui affezionarsi e che in qualche modo rappresentano al tempo stesso un’invasione per quella solitudine così ricercata. E che dire del fascino della scoperta? Anche della raccolta di indizi, di informazioni, di dati, a dimostrazione che oggi anche su un’isola deserta, basta una connessione internet e si resta nel bel mezzo del mondo. Che dire, però, dei luoghi incantati e degli isolotti da scoprire a bordo di un barchino? Delle spiagge assolate e solitarie, degli scogli, dei fantastici scorci di mare? E su tutto c’è il faro che da sempre è foriero di magia, di una pace senza chiasso, perché la voce del mare è musica, qualsiasi sia il suo “umore”.