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In mare controvento

In mare controvento

Sono cinquant’anni che si dice che i porti italiani non potranno mai competere con i porti del Nord Europa e che provare a fare concorrenza a Rotterdam, Amburgo o Anversa è un’impresa disperata se non fantascientifica. Eppure sappiamo bene che i nostri porti sono molto più vicini al canale di Suez di quanto non lo siano quelli olandesi, tedeschi o belgi. Precisamente si risparmierebbero cinque giorni di navigazione e certo in un mondo che viaggia sui minuti se non sui secondi è davvero un bel risparmio di tempo e di denaro. Nonostante ciò abbiamo sempre l’atteggiamento della squadretta di provincia che si trova ad affrontare il Real Madrid. Ecco, a questo disfattismo, io dico no. Le opportunità da cogliere ci sono e non ha senso ripetere sempre la stessa solfa se poi non si agisce in maniera concreta per fare qualcosa. È vero, le regole dei traffici portuali stabilite negli anni ’60 ci hanno penalizzato fortemente, ed è altrettanto vero che dal canto nostro non siamo mai riusciti a creare un sistema paese coeso e omogeneo che puntasse alla tutela dell’interesse nazionale e a un’internazionalizzazione competitiva e volta a un mutuo miglioramento, però non si può pensare di adagiarsi nella mediocrità per sempre…

Scritto a mo’ di sfogo, questo breve ma intenso pamphlet racconta le sensazioni, le emozioni e le frustrazioni di un manager pubblico che, fra le altre cariche ricoperte, è recentemente divenuto Presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia occidentale. L’autore non è uno scrittore e non ha pretese di esserlo, ma è un professionista che “conosce bene i suoi polli”, e nelle sua lucida e coerente disamina rivela crepe e incongruenze che non riguardano solamente il sistema portuale, ma l’intero sistema paese, spesso incapace di cogliere grandi opportunità perché impantanato in una burocrazia farraginosa e elefantiaca. Inframmezzato da citazioni di grandi personaggi storici, In mare controvento risponde all’insopprimibile urgenza di raccontare ciò che va e ciò che non va nel sistema portuale nostrano da una posizione privilegiata e interna, e per questo la schiettezza messa in campo da Pasqualino Monti merita senza dubbio un plauso: in poche parole l’ autore è riuscito non soltanto a raccontare problemi e difficoltà, ma anche a proporre soluzioni e sfide accattivanti per migliorare la situazione, facendosi tanto pars destruens quanto pars construens.