Mentre a Villa Genziana – su un isolotto posto davanti alla penisola sorrentina – la maîtresse Gada si lamenta al telefono con Xenon per le inadempienze di Susù Spinosa, la cuoca, a Posillipo la Signora ha sulle ginocchia Donna Achille – strano e non meglio definito mustelide scappato da un circo – e si gode la primavera alla cabina a mare, infischiandosene del telefono che, come le fa notare la bella Andrea, è la sesta volta che suona. Andrea e Signora stanno godendo della bellezza dei luoghi, di quella primavera che si vuole imporre in tutto il suo vigore, e Signora non ha alcuna voglia di essere disturbata. Vuole starsene sovrappensiero da sola. All’ennesimo squillo Signora risponde per sapere chi sia tanto insolente da insistere così a lungo. Si tratta di Naso di Cane che, dopo esserci annunciato attraverso il telefono, si palesa alla cabina a mare e annuncia a Signora di avere un regalo per lei. Quando estrae dalla tasca un pacchetto mal confezionato e glielo porge, Signora teme si tratti di un anello: sa quanto Naso di Cane sia infatuato di lei e quanto, ogni volta che la guarda, cerchi di nascondere il suo imbarazzo, simile a quello di un ragazzo in preda ai primi malesseri del cuore. Nella scatola non c’è un anello, per fortuna, ma un proiettile. Naso di Cane completa il regalo alla donna che tanto ammira – e non solo – aggiungendo una pistola, una Beretta 92 FS. Poi le suggerisce di recarsi al poligono di tiro per imparare a utilizzarla. Da quando Signora e Andrea sono state ingaggiate da Marzio Mansi che si serve del loro aiuto in qualità di investigatrici, Naso di Cane teme che prima o poi le due finiscano in guai seri. Le due donne, Signora e Andrea, hanno conosciuto Marzio Mansi – ex agente originario della penisola sorrentina – in Toscana, durante la loro prima indagine. E a lavoro concluso Mansi le ha assunte, con le buone e con le cattive. Le buone corrispondono agli alti compensi promessi, le cattive al fatto che Mansi conosce il passato non proprio trasparente delle due che, se non volevano finire povere e in galera, hanno dovuto accettare di lavorare per lui. E ora Mansi sta per contattarle di nuovo, perché la maîtresse Gada a villa Genziana ha incontrato la morte, decisamente non imputabile a cause naturali…

La napoletana Patrizia Rinaldi – penna elegantissima e raffinata, nota al pubblico dei lettori soprattutto per i romanzi della serie Blanca – propone una seconda avventura che vede protagoniste la Signora e Andrea, i due personaggi che sono apparsi per la prima volta nel romanzo Guaio di notte. Signora e Andrea sono due personaggi molto ben costruiti, decisamente eccentrici ma non per questo inverosimili, che riempiono la pagina e si fanno protagoniste di un noir ricco di colpi di scena, confessioni, tradimenti e intrighi. La Signora, donna non più giovane ma ancora affascinante, e la sua pupilla Andrea, salvata da una vita travagliata e dalla bellezza androgina, devono introdursi a villa Genziana – luogo piuttosto malfamato, bordello di lusso e covo di fuggitivi – e scoprire chi ne ha ucciso la maîtresse Gada, donna energica e abituata al comando che è tuttavia scomparsa, forse fatta fuori per mano di qualcuno che ha nascosto ogni traccia. Andrea e Signora sono tuttavia molto abili, capaci di scavare nel torbido e di seguire l’unico indizio disponibile: una sciarpa insanguinata. Un romanzo adrenalinico, in cui tutti sono sospettati e non fanno che accusarsi e tradirsi a vicenda, fino a quando le due donne, grazie alle loro doti di astuzia, riescono a portare alla luce tutta il marcio e la malvagità che si possono nascondere nell’essere umano. Una storia in cui l’indagine, a dir la verità, non occupa molto spazio, ma di cui, come sempre, va apprezzato lo stile narrativo dell’autrice, che si serve di un linguaggio ironico ma curatissimo e invita il lettore a riflettere su temi importanti, come la nostalgia, l’amore e i legami personali.