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Margherita Dolcevita

Dalla casa di Margherita Dolcevita, nella periferia di una grande città, è facile vedere le stelle. Ma quella notte lei non ci riesce. La sua casa sorge ai limiti della campagna, è circondata da un Grande Prato verde abitato da piante e animali che Margherita rispetta e ama. Più in là ancora c’è il bosco, nel quale dimora la sua amica/sorella/angelo custode, la Bambina di Polvere, fantasma di una bambina vittima della guerra. A Margherita Dolcevita piace leggere, inventare poesie brutte e inizi di romanzi. Ha un cuore difettoso e qualche chilo di troppo, è sfacciata e intelligente. La sua famiglia è bizzarra ma semplice, senza pretese. Margherita si accorge che quella sera le stelle sono coperte da un enorme cartello con la scritta “Lavori in corso” e in pochi giorni il nero di un cubo di vetro sostituisce il verde dell’orizzonte. La nuova villa è abitata dai signori Del Bene, una famiglia all’avanguardia, sofisticata, snob, il contrario di mamma Emma che guarda soap opera in un vecchio televisore tutto il giorno e fuma sigarette finte; o di papà Fausto, l’aggiustatutto; o di Giacinto, il fratello maggiore, vero tamarro e vero ultrà della squadra di calcio locale; o di Erminio, il piccolo genietto di casa patito di videogiochi. I nuovi arrivati sembrano essere la bella copia della famiglia di Margherita, la versione evoluta e metropolitana di tutti i suoi membri: persino il cane Pisolo, un meticcio bruttino e malconcio, ha il suo doppio. Accade tutto molto in fretta: i Del Bene si insinuano nella vita genitori e dei fratelli di Margherita portando novità e promesse, soddisfacendo desideri inespressi e inarrivabili agli occhi di quella famiglia di periferia. Ben presto tutti vengono ipnotizzati dall’eleganza dei nuovi vicini. Solo Margherita e il nonno Socrate sembrano immuni da questo sortilegio e vedono oltre il perbenismo, ostentato fino agli eccessi, dei signori Del Bene. E allora Margherita inizia a cercare di capire cosa si nasconde dietro ai vetri scuri di quella casa…

Nella cospicua letteratura prodotta da Stefano Benni si trova una coerenza di fondo, cioè il suo divertirsi con le parole. E Margherita Dolcevita non fa eccezione, anzi! Margherita in questo caso legittima pienamente il gioco, perché è lei per prima che ammette di inventare parole (lei usa il “Vocabolaltro”). Benni crea un personaggio estremamente intelligente e ironico, che gli permette di divertirsi e sbizzarrirsi. Nell’universo di Margherita Dolcevita tutto consente a Stefano Benni di creare dolceamari giochi e rimandi con le parole. A partire da nonno Socrate che ha paura di morire avvelenato, proprio come il filosofo suo omonimo è morto a causa della cicuta; così come Margherita stessa: ha il nome di un fiore, lei che ama così tanto la natura, ma la sua Dolcevita sta per essere stravolta dall'arrivo di nuovi vicini che di cognome fanno Del Bene. Un cognome che incanta il resto della sua famiglia, ma che fin da subito stona alle orecchie dell’incorruttibile Margherita. Tramite uno stile tragicomico e a tratti surreale, Benni porta avanti una dura critica alla società contemporanea, alle avanguardie tecnologiche che corrompono lo spirito semplice degli uomini, il tutto iscritto nell’ancestrale lotta tra bene e male. Questo lo fa tramite gli occhi di Margherita ed è ciò che rende il discorso intorno a questi temi, ormai sedimentati, così originale e frizzante. Benché il nodo centrale della trama si costituisca intorno ad un mistero (chi sono davvero i Del Bene? Cosa vogliono dalla famiglia di Margherita?) Stefano Benni va molto oltre e ci regala un romanzo profondo, metaforico e ricco di interrogativi fondamentali. Conviene davvero leggere questo libro per scoprirli e cercare di trovarvi risposta.