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Maria Montessori tra Romeyne Ranieri di Sorbello e Alice Franchetti

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Umbria, 1903. La marchesa Romeyne Ranieri di Sorbello fonda nella tenuta di famiglia del Pischiello, nei pressi del lago Trasimeno, una rinomata scuola di ricamo che offre una forte impronta allo sviluppo, alla conoscenza e al commercio dei prodotti dell’artigianato locale anche in ambito nazionale e addirittura internazionale. La marchesa si dedica, inoltre, al riscatto culturale e sociale delle donne e dei bambini, i più penalizzati nella società del suo tempo. Avendo uno dei figli di Romayne, Uguccione, distrutto la maggior parte dei documenti relativi alla madre, la documentazione principale, se non unica, dell’attività di Romayne risiede nel suo carteggio con la governante inglese Gertrude Weatherhead: 274 lettere scritte tra gli anni Dieci e Venti del ventesimo secolo. Le lettere documentano dettagliatamente le giornate dei bambini di Palazzo Sorbello, con attenzione a ogni aspetto del quotidiano e con informazioni di carattere pedagogico e psicologico. L’interesse per il metodo montessoriano è comune, infatti, sia alla governante che alla marchesa, che lo adotta per i propri figli, offrendo loro l’occasione di conoscere personalmente la Montessori. I piccoli Ranieri di Sorbello sono addirittura tra i primi bambini a sperimentare i materiali ideati dalla pedagogista. Romayne, infatti, a Roma frequenta e condivide idee ed ideali di rinnovamento culturale e sociale sia con la baronessa Alice Franchetti, fondatrice della scuola di Villa Montesca a Città di Castello, che con la Montessori stessa…

Il saggio Maria Montessori tra Romeyne Ranieri di Sorbello e Alice Franchetti è il frutto di un’approfondita e appassionata ricerca relativa a tre donne del primo Novecento che diedero un importante contributo sia all’educazione infantile che all’emancipazione femminile: Maria Montessori, Romeyne Ranieri di Sorbello e Alice Franchetti. La scuola di ricamo, che venne istituita con l’obiettivo primario di elevare moralmente ed economicamente le condizioni di vita delle contadine del territorio, costituì anche un’occasione di finanziamento della scuola elementare creata, sempre al Pischiello, per i bambini. Nella scuola si trovavano materiali didattici montessoriani, tra i quali le tavolette tattili, i solidi, le “scatole dei suoni”. Questo dimostra, nota Claudia Pazzini, sia la fiducia che la marchesa riponeva nella Montessori, sia la testimonianza del fatto che “questo rapporto di stima e collaborazione tra le due donne non è stato frutto di un incontro fortuito. La loro collaborazione scaturiva da un rapporto di scambio più intenso, coltivato già negli anni precedenti e nato a Roma per il tramite della baronessa Franchetti”. Il libro ha il merito di portare all’attenzione dei lettori contemporanei la storia ben documentata, ma poco nota, dell’incontro di tre donne eccezionali e delle loro realizzazioni concrete.