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Marilyn

Marilyn

Due corpi nudi, sudati, incastrati uno nel desiderio dell’altra, nel pomeriggio di una Los Angeles persa in un tempo sospeso. Si tratta di un uomo sposato e di una donna dalla morale discutibile, o almeno questo è quanto si dice di lei in giro. Restano un po’ abbracciati. Capita di rado che ci sia il tempo per giacere uno accanto all’altra, dopo l’amore. Lei vorrebbe sposarsi con lui, lui le ricorda di essere già sposato. Allora lei, coraggiosa, vuole sapere chi lui ami di più e lui, altrettanto coraggioso, risponde che, tra le due, come recita il proverbio ad avere la meglio è la terza opzione: è l’America l’oggetto del suo amore più grande. E non potrebbe essere altrimenti, visto che lui è il Presidente degli Stati Uniti. Lei, invece, è la Diva, la più amata dagli americani, la bionda più atomica di sempre, la bellissima attrice che però il Presidente non potrà mai amare alla luce del sole. Non può lasciare la moglie, lui; l’America non glielo perdonerebbe mai. E allora il cuore della divina Marilyn si gela e a ogni respiro una miriade di spilli s’infilza nelle sue vene e si avvicina pericolosamente al suo cuore. E sono spilli congelati. Indossa occhiali scuri rubati dal set di un film, Marilyn, insieme a un cappello di paglia dalla falda larga, acquistato chissà dove e chissà da chi. Si copre, perché le dive non possono prendere il sole: la sua carnagione sotto i riflettori degli Studios deve essere pallida e immacolata. La celluloide, si sa, è super infiammabile e, se non si seguono le regole, c’è il rischio di esplodere. La celluloide non perdona. Il Presidente, prima di lasciarla, dandole appuntamento a più tardi, le ricorda il solito segnale: deve attendere che un clacson suoni due volte, poi può uscire e recarsi all’auto che l’attende. Ed eccolo, il segnale. Un peee... peee che la sorprende mentre è al telefono con Pola. Marilyn prende la borsetta ed esce di casa. Poco prima il Presidente le ha detto che una grossa sorpresa l’aspetta...

Filippo Timi è un attore le cui capacità interpretative sono indiscusse. Ma è anche molto abile con le parole: sa scrivere e il breve ma intenso racconto sulla diva delle dive lo dimostra. Poche pagine davvero intense – arricchite tra l’altro da schizzi realizzati dallo stesso Timi durante la stesura del libro – che sono una dichiarazione d’amore nei confronti di un’icona senza tempo, che ha rappresentato la bellezza che non sfiorisce mai e, insieme, è l’emblema della tristezza profonda che da sempre e per sempre ha accompagnato la vita di Marilyn Monroe. Esibita come “quelle sirene davanti al muso dei galeoni”, arresa al fatto di dover primeggiare a ogni costo, la bionda più atomica del mondo si rassegna a vivere una vita da diva e anche la sua morte è quella di una vera star. Ma se la realtà fosse invece un’altra? Se la presunta amante del presidente Kennedy – anche di lui si parla in questo racconto, che è un vero gioiello – fosse sopravvissuta al suo presunto suicidio? È proprio questo l’omaggio che Timi fa all’icona, una sorta di riscatto per una donna che è stata amante senza mai poter essere moglie, è stata una sognatrice che si è scontrata con una realtà tutt’altro che da favola, è stata una santa e una donna dagli atteggiamenti discutibili, è stata un sex symbol e insieme un gomitolo di fragilità e solitudine. Timi ipotizza la vita della star in un universo parallelo, in cui il dolore non ferisce e la morte non esiste; una vita in una realtà in cui la salvezza è possibile e si può desiderare una sorta di reincarnazione, salvifica appunto. Una leggenda che si impossessa, grazie alle parole di Timi, di quell’umanità di cui è stata privata, proprio perché idolo e leggenda. Una lettura arguta, inaspettata e davvero intensa. Una Marilyn che non ci si aspetta, uscita dalla mente eclettica di un uomo da cui, invece, ci si aspetta di tutto.