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Marionette

Marionette

L’appartamento della signora Parker è grande, con stanze in affitto a otto dollari. Per chi vi arriva con soli tre dollari in tasca, non resta che ammirare la sfilza di camere doppie con tendaggi per poi accontentarsi di quella con il lucernario. Due metri per tre riempiti da una brandina di ferro, un lavabo, una sedia: un pozzo, o forse una tomba. Ma la vita da pensionante, in quella dimora, non è così male: la sera, seduti in veranda, tutti guardano il cielo e i grattacieli, “in cerca della scia di un aereo”… In una panchina di Madison Square, a New York, si aggira inquieto Soapy, scarpe rotte e pantaloni logori. Prova a farsi ammettere in negozi e ristoranti, sono tentativi vani. Così, una sera, prende un sassolino e lo lancia contro una vetrina ben illuminata. Sarà il primo dei tentativi per farsi arrestare… “Il signor Polmonite non era certo ciò che si definirebbe un vecchio e cortese gentiluomo”: quando visita le case gelide miete vittime a dozzine. Sebbene la gente tenda a mettersi prontamente in coda per il becchino, qualcuno resiste, con l’aiuto della scienza… In un’ora sospetta della notte, in un vicolo ancora più sospetto, un uomo dal volto imperturbabile cammina reggendo qualcosa in mano. Quando un poliziotto lo ferma, il tizio gli porge un biglietto da visita che rassicura immediatamente l’agente. La scena si ripeterà diverse volte nottetempo…

Un senso di indefinitezza, a volte impercettibile altre ben suggerito, serpeggia in ognuno dei sei racconti della raccolta Marionette. Il titolo dà l’idea che si tratti di episodi popolati da non-esseri umani, da tizi interscambiabili, passaggi fugaci nella Storia. Altrettanto vaga è l’identità di chi li ha scritti. Per chi non lo conoscesse ancora, O. Herny è l’alias di William Sydney Porter, originario del North Carolina (nato nel 1862) e di professione - si potrebbe dire - avventuriero. Ragazzo tuttofare nelle fattorie, commesso di drogheria, quasi un farmacista, cassiere di banca, autore infine di racconti umoristici per la stampa locale. In tutto ciò, la sua esistenza conta anche qualche anno in galera, dopo periodi da fuggiasco. Tra le novelle create per i giornali, erano inclusi questi racconti, risalenti ai primissimi anni del 1900. Se un filo rosso c’è, è da trovare nel POV, come si direbbe oggi con il linguaggio dei social: il point of view, il punto di vista di un osservatore silenzioso. Nel suo mirino compaiono fugacemente, ma non senza lasciare il segno, personaggi ai margini della vita degli altri. La notte è lo sfondo prediletto da O. Henry, le ombre delineano i contorni delle sue storie. Per chi ama gli attacchi dei noir metropolitani o la capacità di raccontare l’umano e la città intimamente uniti, un po’ alla Paul Auster, sono pagine piacevolissime. E in grado di donare, in pochissime ore, la sensazione di una camminata insolita dove non siamo mai stati.