Salta al contenuto principale

Mary Shelley cacciatrice di mostri

maryshelleycacciatricedimostri

Londra, 24 Chester Square, ultima residenza di Mary Shelley. Oggi. Una ragazza fa la guida ad un gruppo di fan appassionati e sta raccontando come, a soli sedici anni, Mary, che allora si chiamava ancora Godwin, scappò con il suo amante, il poeta Percy Bysshe Shelley, che era già sposato. I due, accompagnati dal poeta e donnaiolo Lord Byron e dalla sorellastra di lei, Claire Clairemont, viaggiano per l’Europa, fino a che si fermano a Ginevra, per poi fare ritorno a Londra un anno dopo. Non esistono racconti particolareggiati degli eventi di quell’anno ma si dice che durante i mesi estivi particolarmente piovosi Mary scrisse il suo notissimo romanzo, Frankenstein. Proprio mentre la guida sta raccontando come alcuni credano nell’esistenza di un manoscritto nascosto della scrittrice, forse il suo diario di viaggio, un giovane visitatore rischia di rompersi una caviglia in un’asse del pavimento che si rompe all’improvviso. Quando i turisti vanno via, la ragazza, preoccupata che qualcuno possa prima o poi fare una denuncia, si china sul pavimento per guardare meglio ed è così che sotto vi trova un fascio di fogli che comincia a leggere. Ginevra, 5 novembre 1915. Mary racconta della festa di fidanzamento con Percy in una residenza affittata per l’inverno da Lord Byron. L’occasione è lieta e gli ospiti si congratulano con la coppia, benché irregolare, anche perché Mary aspetta un bambino. L’indomani, però, il padrone di casa arriva a cacciare i suoi ospiti. È pentito di aver affittato la sua dimora alla cosiddetta “lega dell’incesto e dell’ateismo”, come tutti chiamano il gruppetto, perché dopo i festeggiamenti della sera Johann David Vyss, uno dei loro ospiti, si è schiantato con la carrozza ed è morto. L’uomo li ritiene responsabili e vuole assolutamente che lascino la sua residenza. Ma le strade sono bloccate dalla neve e tornare a Londra è impossibile. Come fare? Proprio in quel momento arriva a cavallo una persona completamente nascosta da un mantello che invita gli amici nel castello che si erge maestoso e un poco macabro lì vicino, ospiti dell’erede dei Frankenstein. Nonostante il brutto presentimento di Percy Shelley, i giovani accettano. Potranno fare quello che vogliono nel castello, eccetto aprire una porta che conduce agli alloggi privati del padrone di casa. Mary passa molto tempo da sola con i suoi pensieri, ricorda sua madre, pioniera dei diritti delle donne e riflette sulla certezza di essere destinata a qualcosa di oltre l’ordinario che ancora non conosce. Ma di notte nel castello spesso risuonano sinistri rumori, si sentono urla spaventose e si diffondono fetori strani. Quindi gli ospiti cominciano a notare gocce di sangue sul pavimento e, addirittura, trovano un piede mozzato nella neve nei pressi del castello. La compagnia cerca di distrarsi passando il tempo a leggere storie di paura e a sfidarsi nella scrittura di racconti, ma l’atmosfera è tesa. Una sera Mary decide di aprire la porta proibita, nel tentativo di scoprire qualcosa sul loro misterioso ospite, ma si trova davanti ad una scena raccapricciante. Che cosa succede in quella stanza? Di chi è tutto quel sangue che è ovunque? Perché le sembra di riconoscere il defunto Vyss in una creatura urlante e spaventosa che l’aggredisce? E chi è Victoria, la donna che la libera dalla stretta assassina di quell’essere?

È nota a tutti la storia secondo la quale nel 1816 il poeta Lord Byron affittò Villa Diodati, presso il lago di Ginevra in Svizzera, e vi ospitò Mary Godwin e il suo amante, il poeta e futuro marito Percy Bysshe Shelley, la sorellastra di lei Claire Clairmont, oltre a John Polidori, che era il suo medico personale e segretario ma anche scrittore e poeta. Il gruppetto si dilettava nella lettura di racconti tedeschi dell’orrore ma, una sera tempestosa di giugno, decisero di sfidarsi nella scrittura di storie dello stesso genere. È così che nacquero capolavori come Il Vampiro di Polidori e Frankenstein o il moderno Prometeo della futura Mary Shelley. Nella introduzione di questo bel volume cartonato, che imbastisce una ipotesi fantasiosa, suggestiva e terribile riguardo la nascita del romanzo di Shelley, la co-sceneggiatrice Olivia Cuartero-Briggs svela il vero cuore della storia e gli intenti dei suoi autori. Non tutti sanno che Mary era figlia della filosofa Mary Wollstonecraft, considerata una antesignana del femminismo e della lotta per i diritti delle donne, e del filosofo e politico William Godwin che la crebbe con una educazione informale, alla luce delle sue idee anarchico-comuniste. Lei stessa, quindi, fu anticonformista e libera, “una filosofa ideologica, una viaggiatrice e una ribelle dichiarata in un’epoca in cui le donne non potevano rivendicare nemmeno diritti sui propri figli, figuriamoci pensare di possedere proprietà, votare o persino chiedere il divorzio”, leggiamo appunto nella introduzione, dalla quale si comprende subito che la protagonista del graphic novel è sì una coraggiosa “cacciatrice di mostri” ma è soprattutto una giovanissima donna che aspetta un figlio da un uomo sposato con il quale viaggia in tutta Europa e che si interroga sul proprio destino, convinta di esser nata per qualcosa di fuori dall’ordinario e dal comune sentire della società. Crede di trovare la sua strada quando incontra un’altra donna ribelle, la dottoressa Frankenstein – che si chiama Victoria, versione femminile del Victor protagonista del romanzo che tutti conosciamo -, che ha voluto studiare medicina fingendo di essere un uomo (ma quante storie così conosciamo attraverso la letteratura, il cinema e soprattutto la Storia?), costretta da una società che impediva ad una donna di diventare medico. Victoria racconta a Mary che quando è stata scoperta è stata radiata e così ha maturato il (folle) desiderio di creare un uomo diverso, che le consentisse di stare in società standole accanto ma senza intralciarla o soffocarla. Mary si convince che si tratti di un progetto condivisibile e da fare suo, comprendendo la frustrazione per le limitazioni imposte dal solo fatto di essere donne. L’immagine di Mary, come appare nel fumetto, sembra coincidere con quella reale, una donna forte e risoluta che non si cura di ciò che si dice di lei. Come spiega l’autrice dell’introduzione, il 2019 – l’anno in cui il volume è stato pubblicato in America – si diceva che sarebbe stato l’anno della donna e quindi l’intento era di valorizzare e dare rilievo a questa scrittrice e farla conoscere meglio come una delle pioniere dell’uguaglianza di genere, sulle orme di sua madre. Oltre a questa rivendicazione dell’autodeterminazione femminile, sottolineata fin troppo nella storia, non mancano temi propri del romanzo, ovvero la vendetta, il discorso etico sui limiti della scienza, la ribellione della creatura al suo creatore, cui si aggiunge, volendo, anche una riflessione sulla donna che dà vita e poi la toglie. Il risultato è che in cinque capitoli, che prendono le mosse dall’espediente narrativo classico del manoscritto ritrovato, sono come “compressi” molti, troppi temi, sicché il racconto risulta denso e troppo veloce, i personaggi, oltre a Mary e Victoria, forse troppo poco approfonditi e gli eventi tumultuosi e quasi privi di vera emozione. Il viaggio nell’orrore attraverso le stanze misteriose del castello è ben reso dai disegni dettagliati e spigolosi di Hayden Sherman, dal tratto nervoso, dinamico e assai personale, e le atmosfere e situazioni cupe, anche splatter, sottolineate dai colori spenti tra i quali domina il rosso scuro del sangue, in mezzo ai verdi e ai gialli acidi. Molto interessante, alla fine del volume, la Gallery, che contiene bozzetti e varianti delle copertine e permette di seguire la lavorazione di alcune tavole e la costruzione dei personaggi. Adam Glass è conosciuto per il suo lavoro nel campo dei fumetti (Deadpool) ma anche per quello nel campo delle serie tv come sceneggiatore e produttore esecutivo, ad esempio di Supernatural, Cold Case, Criminal Minds, e vanta collaborazioni con Marvel e BOOM!Studios. In diversi suoi lavori ha raccontato altri personaggi realmente esistiti come Theodore Roosevelt e Harry Houdini, mescolando fatti storici alla finzione; in questo nostro caso, c’è da aggiungere, virando decisamente verso il fantastico orrorifico. Olivia Cuartero- Brigges è una autrice televisiva e sceneggiatrice e questo è il primo fumetto firmato da lei. Questa piacevole rivisitazione di un grande classico della letteratura pare essere autoconclusiva ma il finale aperto – e, in verità, anche il titolo – fanno pensare sia lecito aspettarsi altre avventure di Mary. Imperdibile per i fan di Shelley e dalla sua adorabile e mostruosa creatura.